in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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sabato 30 novembre 2013

mercoledì 18 settembre 2013

Come è stato andare a vedere La schiuma dei giorni.

Sono stata a vedere La schiuma dei giorni.

(Si chiama Moon Indigo dall’omonimo pezzo di Duke Ellington, e si chiama La schiuma dei giorni dal romanzo di Boris Vian del 1947, dal quale il visionario Gondry - e chi meglio di lui? - ha tratto il film)

La trama è talmente semplice, e la trovate su qualsiasi sito di cinema.

Il lavoro di stop motion è talmente industrioso e colossale che bisogna assaporarlo di persona, descriverlo solamente non rende affatto l'idea.

Per dare un senso a questo piccolo post posso solo raccontarvi a cosa è assomigliato per me stare lì, nel cinema, con la pioggia di fuori.









   è stato come essere invitati a una lussuosa merenda fra amici, e assaggiare dolcetti e tazzine fumanti avvolta in una gonna di tulle rosa;

   come scolarsi con voracità numerosi cocktail sfumati dell'intera gamma pantone fluo;

   come quando ero piccola e ritagliavo collage nel cartoncino colorato e con l'oro facevo il sole e col verde smeraldo fili d'erba grossi come le mie dita;

   come un primo bacio;

   come avere di nuovo 8 anni;

   come scivolare sui tetti di parigi in autunno, sotto quel cielo grigio polvere così chic;

   come abitare all'interno di un sassofono e sentirsi avvolti da una nuvola di note, di penombra e di fumo di sigaretta;

   come tuffarsi su un lettone soffice e lasciare il mondo fuori e portare con sè 3 o 4 romanzi e lasciar passare un'eternità prima di ricordarsi di tutto il resto;

   come avvolgersi una lunga sciarpa di lana scarlatta quando il mondo attorno è tutto grigio;

   come innamorarsi.

Ed è stato anche come un'autoscontro, una giostra lanciata a tutta velocità, ma questo dentro la mia pancia, perchè portarsi dentro un piccolino al nono mese in una sala cinematografica a vedere e, soprattutto, sentire Gondry amplifica le sensazioni lisergiche alla massima potenza: anche lui si stupisce, si ribalta, danza e magari ridacchia felice. Provare per credere!

giovedì 27 giugno 2013

Le cinque canzoni francesi di cui non posso fare a meno.

La mia "francesitudine" è nota fin dai tempi della foto qui accanto.
La francesitudine è uno stato d'animo, un modo di vedere la vita, di portare i capelli (e i cappelli), di mangiare, persino di intendere le questioni amorose.
Ecco le cinque canzoni francesi che mi porto in tasca, che ascolto spesso e che ballo con gusto.





1.
Rue Lepic
Yves Montand 



Qui ero proprio piccola, mettevo su i dischi dei miei. Una meraviglia. Joie de vivre!

2.
Le cabotin
Charles Aznavour




Il leggendario istrione. Anche qua, roba da francesine alte un tappo che fanno finta di cantare con finto microfono in mano e occhi riversi al soffitto...

3.
La vie en rose 
Grace Jones



Per me la versione che conta è quella della Jones. Mi ha sempre fatto impazzire. Ascoltatela tutta. Psichedelica. Travolgente.


4.
Les Champs Élysées
Joe Dassin




Dalla colonna sonora di Darjeeling Limited, film culto.
Scoperta degli ultimi anni, ascoltata e mai più abbandonata.


5.
Le Temps de l'Amour
Françoise Hardy




Anche qui il riferimento cinematografico è ormai noto (Moonrise Kingdom. Mi sa che anche Wes Anderson ha la francesitudine, tra l'altro).
La Hardy è un'icona yéyé e non le manca nulla: quella certa allure, la frangetta, la malinconia svagata.

domenica 23 giugno 2013

La sposa turca, ovvero Vatti a fidare delle apparenze.

di Fatih Akin
Con Birol Ünel
Sibel Kekrilli
Germania 2004


Non so, l’avevo sempre snobbato. Negli ultimi anni questi film dai titoli così pretenziosi mi sanno tanto di cineforum radical chic, film che quando ci casco mi deprimono in maniera incredibile, nel loro sfoggio di cultura multietnica, di politically correct, di “quanto sono intellettuale mentre vedo questi film sconosciuti e impegnati mentre la massa si accontenta di Di Caprio”.
La pellicola (tedesca) è ormai vecchiotta, del 2004, si vede che questi ragionamenti li faccio ormai da parecchio tempo.
Però su quest’opera di Fatih Akın mi bagliavo.
Sarà che me lo sono gustato particolarmente, mai pensavo durante il tardo pomeriggio di un sabato qualunque di riuscire a ritagliarmi due ore tutte per me, solo per me.
Sarà che il resto della giornata è stato un tour tutt’altro che esaltante tra centri analisi e pronto soccorso, e un dvd con bottiglia di acqua ghiacciata ai piedi del divano mi è parso il non plus ultra.
Sarà tutto, ma il film merita, è una favola parecchio punk, con una colonna sonora strepitosa (Birthday Party, Depeche Mode, Sisters of Mercy), che mi ha fatto riassaporare le atmosfere magnifiche di Istanbul (decadenza, aromi forti, terrazze di alberghetti decrepiti a picco sul porto, ululati dei muezzin a tutte le ore), piena zeppa di passione, riflessioni sulla vita che è il matematico frutto delle nostre scelte (vedi i titoli di coda a suon di "Life's What You Make It"), e non ce la possiamo prendere con nessuno se non con noi stessi.
L’interprete maschile è il fenomenale cuoco che ho potuto ammirare in Soul Kitchen, non so se ricordate, ha una faccia bellissima e tanto triste. Lei possiede un fascino obliquo, elegante.
Insieme sono perfetti. Perfetti tra loro e per il ruolo che interpretano. All’inizio li detesti e poi nasce un’umana comprensione per le loro storie, e capisci che non c’erano altre vie d’uscita, che doveva essere così, e che tutti i tasselli hanno un senso, il senso che molti di noi si sforzano di dare alla propria esistenza, e che molti altri non sanno nemmeno cosa sia, nè si pongono il problema di indagare.
Il tema del vero amore, che lo riconosci perchè ti fa stare meglio e ti fa diventare una persona più consapevole, mi sta particolarmente a cuore quando è affrontato in maniera così diretta.
Il titolo originale, “Contro il muro”, era molto più veritiero e onesto.
Forse, con un titolo così, avrei già apprezzato il film nel 2004.
O forse il momento giusto era per me l’estate del 2013: libri e film quasi sempre ci chiamano, come sirene impertinenti, e a quel punto dobbiamo lasciarci andare.



martedì 21 maggio 2013

Stage Whisper.


ma che bella sensazione, comprarsi un cd originale, con cellophane e libretto e tutto quanto.

però mi rende davvero triste vedere Fnac di via Torino che chiude. si chiude davvero un epoca.

giovedì 21 marzo 2013

Mi emoziono sentendo passare di nuovo i motorini truccati.




Mi emoziono
sentendo passare di nuovo
i motorini truccati, le autoradio veloci
e il profumo dei tigli
mischiato ad un altro più strano
mi fa ricordare
che da bambino
sognavo di fare il benzinaio
Di colpo
oggi come allora la stessa
fatica a stare in casa
e annusando l'aria di nuovo
con la stessa smania di allora
con la stessa voglia di andare
scappare
dove non sono stato mai

É primavera
e mi prende un bisogno di leggerezza
e di pesanti passioni e un sentimento
indefinibile al tramonto
dalla finestra guardo il mondo
e mi viene voglia di tuffarmi
lì dentro
... e mi viene voglia di non lasciarlo mai
É primavera
e torna come allora una voce
che dice
'Lascia ad altri i progetti
troppo lunghi
arricchisci il tuo tempo e non cercare
più del pane quotidiano
lasciati andare alla vita
e non disperarti mai


Questa è la canzone della primavera della mia vita.
Avevo 11 anni e consumavo l'album Persone silenziose.
Non conosco canzone più bella, che parli della primavera che esplode.

giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo 2013, parte seconda, ma velocissima.


Anche ieri sera ho seguito la più popolare trasmissione italica, ma ciò che di fondamentale tenevo a dirvi è contenuto nel post di ieri.
Mi limito a fare un riassuntino rapidissimo, e poi credo mollerò il colpo.
Naturalmente anche stavolta ad ogni titolo metto il link, così se vi va potete ascoltarle.

Modà 
 Testo imbarazzante, canzone assolutamente dimenticabile, genere melodico romantico che personalmente non ascolto più da anni.

Simone Cristicchi 
Ecco, la canzone mi sarebbe anche piaciuta cantata da Silvestri.
Perchè Cristicchi è un altro di quei furbetti cotruiti che non mi va giù. 

Carla Bruni (ospite)
Intervento dimenticabile, lei non è che spicchi per affabilità e  per sottolinearci quanto ci tiene in considerazione si è messa su un tailleurino smunto smunto senza impegno. Taccio sulla canzoncina assieme alla Luciana, taccio và.
Quella sta sempre a fare la spiritosa su quanto è bassa e bruttina rispetto alle altre donne, pensando che così la gente la trovi adorabile, ma è un giochetto che dopo tot anni non regge più.

Malika Ayane 
La sua voce rotolante mi affascina sempre, e anche gli strani buffi movimenti che fa con le mani. É tra le migliori. Esteticamente è peggiorata tanto, ma chi è che la consiglia? Era così bella all'inizio.

Almamegretta
 Mamma non lo sa 
Altro gruppo che ascoltavo volentieri dieci anni fa, ma ora non so, non riesco a concentrarmi, a stupirmi, a farmi rapire. Sarà colpa mia. Raiz è pure dimagrito, non gli dona, e ha perso quella scintilla negli occhi.

Max Gazzè
Gazzè è sempre stato sopravvalutato.
Ma sapete che non mi dispiace del tutto questo pezzo?

Annalisa 
La ragazza è garbata e talentuosa.
Mi è piaciuto, ascoltarla, mi è piaciuto anche il look retrò.
Solo che avrei fatto passare l'altra canzone.

Asaf Avidan (ospite)
Angosciante. Non so cosa sia, ma c'è qualcosa nella acclamata disperazione di questo ragazzo a darmi un fastidio pazzesco. Potrei azzardare: anche la musica triste necessita di ironia. Vado a mettere su Tom Waits.

Elio e le Storie Tese 
Meravigliosa. Numero uno. Geni assoluti.
Quante cose che puoi fare senza cambiare la nota!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  Dei Giovani avrei salvato solo

 Renzo Rubino
che mi ha convinta, e catalizzata.
 Per fortuna la sua canzone è passata.

Delle altre non dico nulla perchè Il Cile non era assolutamente all'altezza di partecipare alla gara, Irene Ghiotto mi ha fatto pensare tutto il tempo a Carrie Lo sguardo di Satana, e I Blasfema - gli pareva di essere i moderni Marlene Kuntz - non mi hanno trasmesso nessun tipo di emozione.

mercoledì 13 febbraio 2013

Sanremo 2013.




Non penso che avrò la costanza di seguire ogni serata del festival con la stessa attenzione che ho dedicato alla prima (e mi sono in parte addormentata, il che è tutto dire).
Ma non faccio nemmeno parte della più o meno vasta schiera di snob che dicono di non seguirlo, che hanno di meglio da fare, che piuttosto i lavori forzati... (Gli snob non mi stanno antipatici affatto: io sono semplicemente una snob di altro tipo).
Non mi scandalizza, non mi affascina; mi diverte, punto. Trovo che seguirlo con distacco, twittando e sgranocchiando qualcosa sia un modo gradevole di trascorrere queste serate freddissime.
Vado con ordine.


I presentatori

Fazio e la Littizzetto mi annoiano parecchio.
Però è proprio la categoria di "presentatore televisivo" a darmi sui nervi; potrei salvare la Bignardi e il Massimo Coppola di tanti anni fa, che poi sono due atipici, ma non mi viene in mente nessun altro.
La Luciana nazionale è ormai trita, ritrita e mi fa pure un pò di tristezza.


Le sue battute si ripetono stantie, non la trovo per niente provocatrice e non mi identifico in quel tipo di donna. Gli abiti che ha indossato erano orribili. In alcuni momenti ho sentito la nostalgia di Belen.
Fazio è un pretino furbetto, dovrebbe consolarmi saperlo antiberlusconiano?



Gli ospiti

Erano quasi tutti sportivoni famosi in tutto il mondo fuorchè nella mia testa, perchè non so nulla di sport. Durante l'intervento delle Parodi per fortuna ho dormito, e anche mentre tubavano i due ragazzi gay. Nota di rilievo per il terrificante Cutugno, naturalmente solo per via del fatto che ha trascinato sul palco il Coro dell'Armata rossa: un momento talmente trash da risultare essere l'apice della serata; finalmente tutti abbiamo sobbalzato sui nostri divani e, tra risate folli, ci è parso di riconoscere un qualche spiraglio di come dovrebbe essere Sanremo. Una folle baracconata sopra le righe. Sennò che gusto c'è?
Discorso a parte poi per Crozza, che poteva osare di più, e poteva non riproporre alcune gag che conosciamo ormai a memoria. Lui è sempre un fantastico professionista, ad ogni modo, e non spenderò parole sulle contestazioni perchè tanto sono certa che era tutto preparato.


Meditiamo sulla frase del Crozza-Silvio: "Italiani, io vi odio".



I sette campioni in gara con le canzoni vincitrici



Marco Mengoni 

Mengoni non mi è mai piaciuto. Mi irrita.
Lo trovo innocuo proprio perchè non gli riconosco il talento dei veri "big".



Raphael Gualazzi

Ho amato molto il Gualazzi dello scorso anno.
Penso che avrebbe potuto osare di più, stavolta, essere più "divo", più sopra le righe, ma l'ho comunque apprezzato tanto per stile e raffinatezza. E poi è proprio un orsacchiottone tenero.



 Daniele Silvestri 

Silvestri ha scritto pezzi magnifici da giovane.
Però è rimasto ancorato agli anni novanta, inesorabilmente, mentre invece il mondo cambiava.
Avrei scelto la canzone scartata, quella che è passata pecca di retorica, ed è parecchio soporifera.
Nota di merito si è infighito, soprattutto perchè ha sistemato i denti.



Simona Molinari e Peter Cincotti 

Canzoncina lieve, leggera, l'unica che veramente ti si installa nel cervello anche il giorno dopo.
Molto carini gli effettini vocali di Cincotti. Belli i capelli di Molinari.
Lieve. Leggerina. Spumeggiante. Stupidina ma senza volgarità.



Marta sui Tubi 
Devo ancora capire se mi piacciono o no.
Sono un gradino più su di altri, ma non li ho mai seguiti volentieri e ora dovrei rifletterci.
Li promuovo solo per il fatto di aver citato in una canzone i Sonic Youth, ma è davvero troppo per Sanremo, ed infatti è stata scartata.
Però sentir pronunciare le due paroline "Sonic Youth" all'Ariston mi ha fatto sognare per un nanosecondo.



Maria Nazionale 
Scandaloso selezionare un personaggio del genere a rappresentare la musica italiana.
Ma come hanno fatto gli Avion Travel a dedicare del tempo con questa donnina pittata che poteva tranquillamente continuare con i battesimi e le cresime?
Sarà amica di Giggi. 
Crozza direbbe: Inascoltable.



Chiara Galiazzo 
Bravina e abbastanza studiata.
Costruita a tavolino insomma.
la canzone è di Bianconi e si sente.
Anche se è un Bianconi di serie C.



Stasera che fate?

martedì 12 febbraio 2013

Si avvicina la serata finale di Controfestival...

© Giuseppe Scapigliati

Si avvicina la serata all'Orablù, la serata dei finalisti.
E stasera, comunque, inizia Sanremo.
Io seguirò entrambe le cose... (La seconda moderatamente.)
Pronta a dissacrare, spettegolare, stupirmi e, se serve,
addormentarmi, che a volte è meglio!
Ma sabato, a Bollate, sono certa che possa venir fuori qualcosa di magico. 
Lascio la parola agli organizzatori.


 Amici followers, siamo davvero alla resa dei conti per LA MUSICA E' SEMPRE PIU' BLU!

Le votazioni relative alle tre categorie in gara e alla categoria off-contest dell’ospite straniero sono terminati. Degli oltre 200 pezzi partecipanti, i tre brani di ogni categoria (quattro nei casi di ex aequo) più votati dal popolo del web durante le settimane appena trascorse si sono aggiudicati un posto per la finale, e saranno nuovamente giudicati dal pubblico del web e da una giuria in carne ed ossa! La finale infatti si terrà presso i locali dell’OrablùBar di Bollate (MI) la sera di sabato 16 febbraio, e il pubblico presente alla serata formerà la giuria di qualità del nostro controfestival, che andrà a sommare i propri voti a quelli espressi dal pubblico del web. Le votazioni web sono quindi nuovamente aperte e potrete ascoltare e votare i pezzi di tutte e tre le categorie in gara su questo e sugli altri blog che hanno contribuito alla buona riuscita di questo controfestival, oltre che naturalmente sul blog dell’Orablù. Come in ogni festival che si rispetti la giuria di qualità assumerà il ruolo di giuria demoscopica, per evitare possibili “brogli”, ed avrà quindi un peso diverso da quello dei voti espressi sul web.

Durante la serata, che - per chi non riuscirà ad essere fisicamente presente all’OrablùBar - sarà visibile in diretta streaming sui diversi blog, saranno riproposte le canzoni finaliste, ed infine saranno decretati i vincitori di ogni categoria. I partecipanti che hanno presentato le canzoni vincitrici riceveranno un premio.

Detto questo è arrivata l’ora di annunciare ufficialmente i pezzi ancora in gara (rigorosamente in ordine alfabetico)!

Per la categoria DODICI ANNI DI MUSICA ALTERNATIVA ITALIANA:

·      Afterhours - Ballata per la mia piccola iena
·      Afterhours - Quello che non c'è
·      Baustelle - La guerra è finita
·      Offlaga Disco Pax – Robespierre

Per la categoria ITALIAN BEST:

·      Area - Gioia e rivoluzione
·      Fiorella Mannoia - Il cielo d'Irlanda
·      Frankie HI NRG - Quelli che benpensano
·      Lucio Battisti - Il mio canto libero

Per la categoria ITALIAN TRASH:

·      Andrea Vantini - Meno male che Silvio c'è
·      Povia - Vorrei avere il becco
·      Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici - Italia amore mio

Per la categoria L’OSPITE STRANIERO:

·      Patti Smith - Banga
·      The Rolling Stones - Doom & Gloom
·      Wilco - Art of almost


Per tutti i dettagli della serata eccovi la locandina con tutti i riferimenti:


 E ora, correte più in basso a votare! 

 

venerdì 8 febbraio 2013

Controfestival: le mie proposte, parte seconda.

In questi giorni, sul sito dell'Ora Blu, avete la possibilità di votare un pò di musica davvero valida, per consolarci in anticipo dell'ennesimo italico Sanremo.
Di seguito trovate le mie proposte per le ultime due categorie. 
Come vi sembrano?

Italian Best:

Moltheni
Vita rubina

 

Perchè, lo sapete, lui ha il primo posto nel mio cuore, e questa canzone mi mette i brividi, sempre.
 
Luci della centrale elettrica
Quando tornerai dall'estero

 

Gran pezzo. Da ascoltare possibilmente in macchina, 
in circonvallazione, sotto alla pioggia.
 
Il teatro degli orrori
Direzioni diverse



Loro sono una scoperta recente, entusiasmante, 
hanno colpito senza pietà e lasciato il segno con questa canzone.

L'OSPITE STRANIERO:

Regina Spektor
Don't Leave Me (Ne Me Quitte Pas)


Perchè nell'anno appena trascorso non ho ascoltato nulla di più adorabile!

lunedì 4 febbraio 2013

Controfestival: scoprite le altre due categorie!


Torniamo a parlare del Controfestival.
Qui vi avevo spiegato come votare per le prime due categorie. 
Oggi ci addentriamo nella sfida...
Lascio come sempre la parola agli organizzatori.

Amici followers, è nuovamente l’ora delle votazioni per LA MUSICA E' SEMPRE PIU' BLU!

Dopo la votazione per le prime due categorie – Musica alternativa e Italian Trash – hanno inizio oggi le votazioni per le due categorie rimanenti: Italian Best e l’Ospite Straniero, 69 pezzi in gara per la prima, 30 per la seconda, e 6 soli posti per la finale, sarà un nuovo scontro all'ultima votazione per aggiudicarsi i posti per la finale! Il giudizio spetta al popolo della rete, quindi fatevi avanti!...

Per ogni categoria saranno scelte le 3 canzoni più votate, canzoni che approderanno alla finale di sabato 16 febbraio, può votare chiunque, senza necessariamente essere iscritto al contest, e per farlo basta andare sul blog dell'Orablù, lì troverete i sondaggi nei quali potrete scegliere i vostri pezzi preferiti. I sondaggi permettono una scelta multipla fino ad un massimo di 9 preferenze per ogni categoria; la votazione per ogni categoria è permessa una sola volta per ciascuno, onde evitare ondate di votazioni che inficerebbero il risultato finale. Da questo momento hanno inizio ufficialmente le votazioni per le categorie "Italian Best" e "Ospite Straniero", i sondaggi si chiuderanno sabato 9 febbraio.

Su questo, come sugli altri blog che partecipano al contest, potete trovare i gadget per ascoltare tutte le canzoni in gara (più in basso), mettetevi in ascolto e VOTATE VOTATE VOTATE!!!!
 

venerdì 1 febbraio 2013

Estetica francese.

Hebuterne, Jeanne, musa



Cassel, Vincent, mascalzone

Ardant, Fanny, spudorata

Marceau, Sophie, simbolo

Cotillard, Marion, meravigliosa

Montand, Yves, romantico

Tautou, Audrey, delicata

Auteuil, Daniel, semplicemente francese

Adjani, Isabelle, vampiresca

Aznavour, Charles, malinconico

Birkin-Gainsbourg, iconici

Camus, Albert, genio

De la Fressange, Ines, elegantissima

Chanel, Coco, rivoluzionaria

Doillon, Lou, sensuale

Dujardin, Jean, scintillante

Gainsbourg, Charlotte, emozionante

Depardieu, Gerard, possente

Garrel, Louis, neoclassico

Huppert, Isabelle, inquieta

Hardy, Françoise, sognante

Moreau, Jeanne, diva

Zazie, parigina nel sangue

Truffaut, François, inventore di sogni

Ormai se mi conoscete un pochino sapete che amo la Francia e i francesi.
Sto pensando di nuovo a Parigi, e che mi piacerebbe rivederla, in primavera.
Camminare sotto la pioggia, senza ombrello, rovistare nelle librerie, abbuffarmi di formaggio. E saziarmi di tutti i clichè più banali che vi possono venire in mente.

In un'altra vita ero una parigina.

Poi sono rinata, e sono parigina in tutto ugualmente, tranne che nel nasone.

giovedì 31 gennaio 2013

Controfestival: le mie proposte.

Ultimamente vi ho tartassato di post su Controfestival, un contest di musica davvero intrigante, e si sta entrando ora nel vivo della gara.
Al momento è possibile votare i propri pezzi di musica alternativa italiana preferiti pescando in una rosa di proposte molto fiche.
Queste sono state le mie tre scelte, quindi se le votate anche voi sono tutta felice, altrimenti mi sarò comunque tolta lo sfizio di avervele fatte ascoltare, e di leggerne i fantastici testi:

 DODICI ANNI DI MUSICA ALTERNATIVA ITALIANA

Offlaga Disco Pax
con
Robespierre


Ho fatto l'esame di seconda elementare nel 1975.
Il socialismo era come l'universo: in espansione.
La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre.
Le risposi che i Giacobini avevano ragione e che,
Terrore o no la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta.
La maestra non ritenne di fare altre domande.
Ma abbiamo anche molti ricordi Di quel piccolo mondo antico fogazzaro:
- l'astronave da trecento punti di Space Invaders
- Enrico Berlinguer alla tv
- le vittorie olimpiche di Alberto Juantorena
In nome della Rivoluzione Cubana
- i Sandinisti al potere in Nicaragua
- il catechista che votava Pannella
- gli amici del campetto passati dalle Marlboro
Direttamente all'eroina alla faccia delle droghe leggere
- i fumetti di Zora la vampira porno e la Prinz senza ritorno
- il referendum sul divorzio e non capivamo perché
Se vinceva il No il divorzio c'era e se vinceva il Si non c'era
- Anna Oxa a Sanremo conciata come una punk londinese
- i Van Halen
- la prima sega
- la vicina di casa, un travestito ai più noto come Lola che Mia madre chiamava Antonio con nostro sommo sbigottimento
- Jarmila Kratochivilova
- il Toblerone, qualcuno sa perché
- una scritta degli ultras della Reggiana dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni ottanta.
Diceva: "grazie Reagan, bombardaci Parma"
- e poi la nostra meravigliosa toponomastica:
Via Carlo Marx
Via Ho Chi Minh
Via Che Guevara
Via Dolores Ibarruri
Via Stalingrado
Via Maresciallo Tito
Piazza Lenin a Cavriago
E la grande banca non più locale con sede in
Via Rivoluzione d'Ottobre
- e infine il mio quartiere, dove il Partito Comunista prendeva il 74% e la Democrazia Cristiana il 6%


Dente
con
La presunta santità di Irene


Questa donna non è una donna
questa donna è un miracolo
per il modo che ha
di morire e poi rinascere.
di moltiplicare i baci.
starmi accanto anche quando è a casa sua.
far muovere i miei occhi.
di capire tutto ciò che ho.
darmi tutto quello che non ho.

Di non sapere che non è una donna
di non sapere che è un miracolo.



Uochi Toki
con
Il Nonno, Il Bisnonno


Il mio bisnonno Cesare, maceratese trasferitosi a Milano, faceva il calzolaio. Abitava con Gemma, un’infermiera che aveva finito il ginnasio. Avevano quattro figli, nessuno di loro battezzato. Nel tempo libero Cesare era impegnato a lasciare volantini di stampo anarchico lungo i percorsi dove gruppi di persone passeggiavano: nella fattispecie, le camminate del dopolavoro fascista. Nascondeva il materiale compromettente dalla vista indiscreta della polizia più o meno segreta stivando i volantini nella culla di mio nonno, onde non passare qualche giornata lieta dentro la caserma. Durante la guerra ’15-’18 si sparò apposta in un ginocchio perché stava al fronte, nel battaglione punitivo, assieme ad altri anarchici messi lì per lo stesso motivo. E lui, ferito, viene riportato a Milano, dove la sua compagna Gemma utilizza la sabbia per tenergli la ferita sempre aperta, in modo che non torni in guerra. Dopo un mese la truffa viene scoperta: sarebbe stata galera certa, salvo che un prete, in cerca di fama in fretta, fa ad entrambi una proposta: “prendete i sacramenti ed io non vi faccio finire in cella!”. Così sul giornale appare un articolo sensazionale: “Anarchici convertiti! Guardate il regime cosa può creare: Cesare e Gemma sposati ed i loro figli battezzati, cresimati, comunicati”. Quattro generazioni più tardi io i suoi principî li ho conservati: uno – quando c’è da pensare alle persone Che Guevara va nel cestino; due – il fucile rivolto contro sé stessi può portare a vivere meglio.
Ennio Quirico – da qui il nome Ennio, mio nonno – comincia a lavorare presto; altrettanto presto scopre di essere portato per suonare uno strumento, la tromba: quindi di giorno sta nel laboratorio di pelletteria, di sera, invece, studia nel conservatorio. Ricerca ogni occasione possibile per suonare in giro: dalle orchestre, che al cinema sonorizzavano film muti, ai sotterranei, dove ci s’incontrava in segreto a suonare spartiti vietati – quelli americani, accusati di essere sovversivi, quindi non adatti ai divertimenti dei regimi. Ma a mio nonno questo non bastava: infatti indossava la divisa del Gruppo Universitari Fascisti e poteva suonare in una vera banda con tutti i crismi. Suo padre Cesare, sapendolo, si adirava, ammonendolo che avrebbe applicato il dolo del fuoco, se avesse visto in giro per casa la divisa in nero che mio nonno nascondeva nello sgabuzzino. Ed i rapporti di infuocata tolleranza continuano fino a quando Ennio entra nella seconda guerra. Mandato in terra di Sicilia – nel suo zaino fisarmonica e tromba, le bombe a mano le usa come cuscino – assiste allo sbarco degli americani, si arrende alle loro superiorità militari e lui e il suo battaglione vengono fatti prigionieri e portati in Tunisia, in un campo di prigionia dove vengono trattati a tre pasti al giorno: meglio che a casa, dove c’era la tessera per prendere il pane. Mio nonno firma la cobelligeranza, in quattro anni di prigione mette su una banda e suona per chi balla od ascolta, in quella galera sabbiosa dove la terra scotta.
Cosa imparo questa volta? Niente è più importante di quel che voglio fare, che ci sia la guerra di mezzo, il giudizio di mio padre o di un uomo comune, di un opinionista, lavoratore, pendolare, centro sociale. Adesso parlami di saggezza e politica di alte sfere o popolare, raccontami quello che hai letto nei libri: vedrai che a me vengono i brividi perché posseggo desideri ibridi. Ascrivimi ai pusillanimi, o dettagliami in modo stupido dicendo che non so decidermi, e schiantati nei fatti di attualità paragonandoli alla storia passata con ricercata pindaricità. Io ti vengo a trovare, ti racconto cosa significa la trasversalità, metto un volantino sulla passeggiata del tuo dopolavoro, suono alla tua festa, e alla festa del tuo nemico; dopodiché, per salvarti da un pericolo, passo per stupido, stronzo o ridicolo. Posso scegliere autonomamente di fare o non fare quello che mi dicono.


Potete anche votare i pezzi più allucinanti nella sezione
 ITALIAN TRASH

Immanuel Casto
con
Crash

truce baldazzi
con
troppo odio

Miss Simpatia
con
Dimmi come va


Vi devo avvisare che questi ultimi tre sono per stomaci davvero forti...
Buon giovedì sera!


lunedì 28 gennaio 2013

I nuovi Baustelle: brividi!



Nei tramonti dentro
gli occhi tuoi
e lungo i viali
di Parigi o di Los Angeles
ritrovo il mondo,
nei fiori di campo
e nei passeri se nevica,
li vedo campare
senza niente da mangiare
osservo Dio, lo lascio fare.
Certe notti da nevrastenia
da soffocare
apro la finestra
e volo via
si fa per dire
Come la ginestra
nata sulla pietra lavica
mi vedo lottare
come mosca nel bicchiere
eppure Dio, lo lascio fare
La morte non esiste più
non parla più
non vende più
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni
e le parole.
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano
a lasciarle stese al sole.
Stringimi le mani,
non è niente,
che la guerra passerà.
Certi inverni freddi
certi guai
mi fan paura,
prego nel restare
ancora qui
mi illudo ancora.
Poi improvvisamente
arrivi tu
sorridi e penso che
non ho più timore
lascio correre
il dolore
non c’è più
e niente muore
baby
La morte non esiste più
non parla più
non vende più
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni
e le parole.
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano a lasciarle stese al sole.
Credimi,
morire non è niente
se l’angoscia se ne va!
La morte non esiste più
non compra più
non vende più
mio folle amore.
La vita non uccide più
i nostri baci
i nostri sogni
e le parole.
Il tempo non le imbianca più
e non si seccano a lasciarle stese al sole.
Parlami d’amore,
nonostante la stagione che verrà.

(francesco bianconi, baustelle)

bazzicano da queste parti:

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