in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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giovedì 8 agosto 2013

oliviero toscani, moriremo eleganti.

Oliviero Toscani
Moriremo eleganti

Conversazione con Luca Sommi
Aliberti Editore



"Io credo che la ricerca del consenso sia la nostra rovina. Ma perchè? A cosa serve? Ma chi se ne frega di piacere al proprio vicino di casa! La ricerca ossessiva del consenso a tutti i costi porta diritto alla mediocrità."

"Mi guardavano con la loro aria di superiorità. E poi ho cominciato a dire: «Vi manca, purtroppo, un'educazione artistica, io penso che la Bocconi dovrebbe, in primis, insegnare Storia dell'arte». In Italia il vero capitale è l'arte, e se capisci l'arte forse il tuo approccio all'economia e alla finanza sarà diverso."

"La tecnologia deve essere solo uno strumento, non un nuovo credo. Se è un aiuto per fare cose che hai già in testa va bene. Ma se in testa non hai niente la tecnologia ti aiuta a fare qualcosa. E visto che ti aiuta già lei, perchè sforzarsi con le idee. Faccio una cazzatina e, grazie alle mie tecnologie, la rendita è alta. Non c'è niente da fare: è inutile che mi stupisci con effetti speciali. Perchè poi se sotto la patina tecnologica non c'è niente come la mettiamo?"

"Gli italiani sono prevalentemente dei vili, sono il ritratto che ne faceva Alberto Sordi. E rispetto al passato oggi siamo anche rincretiniti dalla televisione, come in nessun altro paese. Dopo tanti anni di berlusconismo siamo stati «teleidiotizzati»."

Sono di quelli che non pensano affatto che Toscani sia antipatico, nè supponente, nè pieno di sè, ma anche se lo fosse la cosa non sembra darmi nessun fastidio!
Piuttosto mi ritrovo moltissimo nel suo modo di osservare la società italiana, l'arte, la politica.. la vita. Questo piccolo grande libro-intervista, un pò scadente dal punto di vista editoriale (ho trovato dei fastidiosi refusi) è assolutamente da portare sotto al famigerato ombrellone. Io l'ho letto in piscina in un paio d'ore e mi è sembrato un modo rapido, intelligente e immediato di riflettere un pò sul paese dove viviamo e su quanta strada ancora dobbiamo percorrere prima di dirci almeno un pochino soddisfatti di noi stessi e di chi ci comanda.






sabato 11 maggio 2013

Berlinguer, Enrico.






La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana. 
È quello che io penso.

Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.
E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.
In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.  

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura?
Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.
Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.
Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.
È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.
Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio...
...nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo...

Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?
No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?
Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?
Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.

Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito...
Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.

E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?
Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.

«La Repubblica», 28 luglio 1981

giovedì 14 febbraio 2013

Sanremo 2013, parte seconda, ma velocissima.


Anche ieri sera ho seguito la più popolare trasmissione italica, ma ciò che di fondamentale tenevo a dirvi è contenuto nel post di ieri.
Mi limito a fare un riassuntino rapidissimo, e poi credo mollerò il colpo.
Naturalmente anche stavolta ad ogni titolo metto il link, così se vi va potete ascoltarle.

Modà 
 Testo imbarazzante, canzone assolutamente dimenticabile, genere melodico romantico che personalmente non ascolto più da anni.

Simone Cristicchi 
Ecco, la canzone mi sarebbe anche piaciuta cantata da Silvestri.
Perchè Cristicchi è un altro di quei furbetti cotruiti che non mi va giù. 

Carla Bruni (ospite)
Intervento dimenticabile, lei non è che spicchi per affabilità e  per sottolinearci quanto ci tiene in considerazione si è messa su un tailleurino smunto smunto senza impegno. Taccio sulla canzoncina assieme alla Luciana, taccio và.
Quella sta sempre a fare la spiritosa su quanto è bassa e bruttina rispetto alle altre donne, pensando che così la gente la trovi adorabile, ma è un giochetto che dopo tot anni non regge più.

Malika Ayane 
La sua voce rotolante mi affascina sempre, e anche gli strani buffi movimenti che fa con le mani. É tra le migliori. Esteticamente è peggiorata tanto, ma chi è che la consiglia? Era così bella all'inizio.

Almamegretta
 Mamma non lo sa 
Altro gruppo che ascoltavo volentieri dieci anni fa, ma ora non so, non riesco a concentrarmi, a stupirmi, a farmi rapire. Sarà colpa mia. Raiz è pure dimagrito, non gli dona, e ha perso quella scintilla negli occhi.

Max Gazzè
Gazzè è sempre stato sopravvalutato.
Ma sapete che non mi dispiace del tutto questo pezzo?

Annalisa 
La ragazza è garbata e talentuosa.
Mi è piaciuto, ascoltarla, mi è piaciuto anche il look retrò.
Solo che avrei fatto passare l'altra canzone.

Asaf Avidan (ospite)
Angosciante. Non so cosa sia, ma c'è qualcosa nella acclamata disperazione di questo ragazzo a darmi un fastidio pazzesco. Potrei azzardare: anche la musica triste necessita di ironia. Vado a mettere su Tom Waits.

Elio e le Storie Tese 
Meravigliosa. Numero uno. Geni assoluti.
Quante cose che puoi fare senza cambiare la nota!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  Dei Giovani avrei salvato solo

 Renzo Rubino
che mi ha convinta, e catalizzata.
 Per fortuna la sua canzone è passata.

Delle altre non dico nulla perchè Il Cile non era assolutamente all'altezza di partecipare alla gara, Irene Ghiotto mi ha fatto pensare tutto il tempo a Carrie Lo sguardo di Satana, e I Blasfema - gli pareva di essere i moderni Marlene Kuntz - non mi hanno trasmesso nessun tipo di emozione.

mercoledì 13 febbraio 2013

Sanremo 2013.




Non penso che avrò la costanza di seguire ogni serata del festival con la stessa attenzione che ho dedicato alla prima (e mi sono in parte addormentata, il che è tutto dire).
Ma non faccio nemmeno parte della più o meno vasta schiera di snob che dicono di non seguirlo, che hanno di meglio da fare, che piuttosto i lavori forzati... (Gli snob non mi stanno antipatici affatto: io sono semplicemente una snob di altro tipo).
Non mi scandalizza, non mi affascina; mi diverte, punto. Trovo che seguirlo con distacco, twittando e sgranocchiando qualcosa sia un modo gradevole di trascorrere queste serate freddissime.
Vado con ordine.


I presentatori

Fazio e la Littizzetto mi annoiano parecchio.
Però è proprio la categoria di "presentatore televisivo" a darmi sui nervi; potrei salvare la Bignardi e il Massimo Coppola di tanti anni fa, che poi sono due atipici, ma non mi viene in mente nessun altro.
La Luciana nazionale è ormai trita, ritrita e mi fa pure un pò di tristezza.


Le sue battute si ripetono stantie, non la trovo per niente provocatrice e non mi identifico in quel tipo di donna. Gli abiti che ha indossato erano orribili. In alcuni momenti ho sentito la nostalgia di Belen.
Fazio è un pretino furbetto, dovrebbe consolarmi saperlo antiberlusconiano?



Gli ospiti

Erano quasi tutti sportivoni famosi in tutto il mondo fuorchè nella mia testa, perchè non so nulla di sport. Durante l'intervento delle Parodi per fortuna ho dormito, e anche mentre tubavano i due ragazzi gay. Nota di rilievo per il terrificante Cutugno, naturalmente solo per via del fatto che ha trascinato sul palco il Coro dell'Armata rossa: un momento talmente trash da risultare essere l'apice della serata; finalmente tutti abbiamo sobbalzato sui nostri divani e, tra risate folli, ci è parso di riconoscere un qualche spiraglio di come dovrebbe essere Sanremo. Una folle baracconata sopra le righe. Sennò che gusto c'è?
Discorso a parte poi per Crozza, che poteva osare di più, e poteva non riproporre alcune gag che conosciamo ormai a memoria. Lui è sempre un fantastico professionista, ad ogni modo, e non spenderò parole sulle contestazioni perchè tanto sono certa che era tutto preparato.


Meditiamo sulla frase del Crozza-Silvio: "Italiani, io vi odio".



I sette campioni in gara con le canzoni vincitrici



Marco Mengoni 

Mengoni non mi è mai piaciuto. Mi irrita.
Lo trovo innocuo proprio perchè non gli riconosco il talento dei veri "big".



Raphael Gualazzi

Ho amato molto il Gualazzi dello scorso anno.
Penso che avrebbe potuto osare di più, stavolta, essere più "divo", più sopra le righe, ma l'ho comunque apprezzato tanto per stile e raffinatezza. E poi è proprio un orsacchiottone tenero.



 Daniele Silvestri 

Silvestri ha scritto pezzi magnifici da giovane.
Però è rimasto ancorato agli anni novanta, inesorabilmente, mentre invece il mondo cambiava.
Avrei scelto la canzone scartata, quella che è passata pecca di retorica, ed è parecchio soporifera.
Nota di merito si è infighito, soprattutto perchè ha sistemato i denti.



Simona Molinari e Peter Cincotti 

Canzoncina lieve, leggera, l'unica che veramente ti si installa nel cervello anche il giorno dopo.
Molto carini gli effettini vocali di Cincotti. Belli i capelli di Molinari.
Lieve. Leggerina. Spumeggiante. Stupidina ma senza volgarità.



Marta sui Tubi 
Devo ancora capire se mi piacciono o no.
Sono un gradino più su di altri, ma non li ho mai seguiti volentieri e ora dovrei rifletterci.
Li promuovo solo per il fatto di aver citato in una canzone i Sonic Youth, ma è davvero troppo per Sanremo, ed infatti è stata scartata.
Però sentir pronunciare le due paroline "Sonic Youth" all'Ariston mi ha fatto sognare per un nanosecondo.



Maria Nazionale 
Scandaloso selezionare un personaggio del genere a rappresentare la musica italiana.
Ma come hanno fatto gli Avion Travel a dedicare del tempo con questa donnina pittata che poteva tranquillamente continuare con i battesimi e le cresime?
Sarà amica di Giggi. 
Crozza direbbe: Inascoltable.



Chiara Galiazzo 
Bravina e abbastanza studiata.
Costruita a tavolino insomma.
la canzone è di Bianconi e si sente.
Anche se è un Bianconi di serie C.



Stasera che fate?

domenica 9 dicembre 2012

Oggi sono su Repubblica.


Al risveglio la cugi mi ha segnalato che oggi Repubblica racconta l'Italia innevata vista attraverso gli utenti di Instagram; sono stati scelti 15 scatti. Uno dei 15 era mio (il parco della cava al tramonto)!
Vi ricordo che sono su twitter con il nome di @peverina

lunedì 8 ottobre 2012

scopiazzature all'italiana.

In questi giorni sulle reti Mediaset va in onda uno spot che promuove il concerto di Adriano Celentano all'Arena di Verona.

Eccolo:


E ora guardate questo famosissimo video:

 
Anche se la "copiatura" viene ammessa esplicitamente, 
risulta comunque molto fastidiosa, e mi sembra poco professionale.
E poi, è copiato davvero male, all'italiana, appunto!
Il risultato è scialbo e puzza di retorica.
Da Celentano ci si aspetta qualcosa in più, 
con tutti i mezzi che ha a disposizione e tutti gli artisti che di sicuro conoscerà.

giovedì 21 giugno 2012

due serate a tema Favino.



Favino è uno degli attori più validi che abbiamo in Italia.
Trasformista quanto basta, fisico, coatto che piace ai coatti, anche un pò intellettuale per piacere alle donne impegnate, insomma un suo difetto potrebbe essere quello di piacere a tutti, uomini, donne e gay, ma mi rifiuto di fare la radical chic affermando che piacere a tutti è necessariamente un male. Si può essere belli e bravi e volonterosi e intensi e piacere per questo, punto.
Così quanto mi tornano le fisse di solito non mi limito ad un'opera sola: per i musicisti recupero intere discografie, per gli attori mi sparo solitamente un paio di film di fila.

Baciami ancora (2010) di Muccino lo avevo volutamente snobbato, nonostante ai tempi ormai lontani fossi addirittura andata al cinema a vedere L'ultimo bacio (ma il cinema non costava otto euro, e non avevo il mutuo).
Baciami ancora è pessimo. I dialoghi sono triti e ritriti, senza un minimo di impegno da parte di chi ha steso la sceneggiatura. Il film è un pullulare di personaggi isterici, si urla e si piange in ogni singola scena, si sbraita e si sbattono porte e ci si comporta da viziati figli di papà indistintamente. Non commuove, non fa riflettere, fa solo innervosire. Questo è il mio secco parere.
Nonostante io non manchi di apprezzare Santamaria, è proprio Favino ad interpretare il personaggio costruito meglio, il più onesto, il più plausibile.
Che poi è l'unica figura con una sua nobiltà, una sua etica.
Discutibile se volete, se fate parte della schiera dei quarantenni che vivono ancora come ne avessero venti, di anni, e che proprio non reggo più. 
Vi lascio con la curiosità (per i pochi che ancora non l'hanno visto) e poi mi piacerebbe avere un vostro parere.
 Su ACAB - All Cops Are Bastards (2011) di Stefano Sollima devo ancora riflettere, nonostante ai tempi avessi letto molte recensioni e articoli e interviste.
Il tema sicuramente è di quelli che spacca il pubblico in due, le due facce dell'Italia del resto. Si entra nella vita di un gruppo di celerini, tre poliziotti del Reparto Mobile, si scoprono le loro paure, le loro ossessioni, le abitudini da duri e gli improvvisi crolli. Ma con questo film il punto non è se simpatizzare con i celerini o meno, e in tal senso il regista fa un intelligente lavoro di analisi.
Più di ogni altra cosa si penetra nell'estrema solitudine di Cobra, Negro e Mazinga, nel loro sentirsi in contrasto con il ruolo che ricoprono, incapaci di posare la maschera persino nel privato, incapaci di analizzare la propria vita e di mettersi in discussione. Anche qui, Favino si rivela nettamente superiore, anche se sono tutti davvero molto bravi. Sì, pollice alzato per Acab, e qui ci sarebbe ancora molto da dire, il discorso è ampio ma va riconosciuto il merito di aver sollevato un discreto polverone di discussioni, e io apprezzo i film che riescono nell'intento di fare riflettere sull'epoca in cui viviamo.
"Crede che mi piaccia spaccare la testa alla gente? Che mi diverto, a farlo?", dice il protagonista, e noi tutti pensiamo sì, lo sappiamo che ti piace, ma sappiamo anche che è lo Stato a non tutelare nessuna delle parti: te non ti difende dal tuo bisogno di violenza e di riscatto sociale, non difende gli extracomunitari, non difende chi va allo stadio la domenica, nè la gente costretta a sopravvivere ogni giorno nei quartieri dormitorio delle nostre periferie.

martedì 28 febbraio 2012

il cinema italiano visto da milano.


Anche quest'anno abbiamo partecipato alla rassegna Il cinema italiano visto da Milano, in veste di giuria. Abbiamo assistito alle 5 proiezioni dalle poltrone del nostro affezionato cinema Metropolis, ma lo stesso programma si poteva gustare anche dallo Spazio Oberdan di Milano. Ed è stato davvero bello, è volato e avrei voluto che non finisse così in fretta. Una grande occasione di conoscere registi indipendenti che non hanno ancora avuto l'opportunità di vedere distribuiti i lavori film, ma che si allineano tutti su di un livello alto, spesso molto più alto dei prodottini italiani triti e ritriti e con i soliti nomi noti e rinoti.

Questi siamo noi:


La prima sera abbiamo visto
La strada verso casa
Samuele Rossi

Dalla pagina facebook:
"Esistono momenti in cui, d'improvviso, la vita si rompe e si blocca, come in un fermo immagine. LA STRADA VERSO CASA parla di questo, di tre fermi-immagine e del modo in cui tre dolori diversi e apparentemente slegati possano invece entrare in contatto e darsi a vicenda impercettibili spinte verso un nuovo, seppur sofferto, equilibrio."

Il film non mi ha pienamente convinta, mi è sembrato un pò lento e macchinoso, mi sono a tratti annoiata e infastidita da come sono stati tratteggiati alcuni personaggi. Ho apprezzato il basso budget e la scelta di utilizzare una troupe di under35, un buon lavoro svolto con serietà; non affine al mio modo di sentire, tutto qui.


La domenica pomeriggio è stata la volta di 
Appartamento ad Atene
Ruggero Dipaola

tratto dal romanzo
"APARTMENT IN ATHENS" di GLENWAY WESCOTT

da movieplayer:
 "Il film è ambientato nel 1942, nella Grecia occupata dai Nazisti. Ad Atene un appartamento viene requisito per ospitare un ufficiale tedesco. Nell'appartamento vivono gli Helianos, una coppia di mezza età un tempo agiata. Lui è un intellettuale spiritoso e paziente, proprietario di una piccola casa editrice, lei una donna di casa, ansiosa e malaticcia. I due hanno un figlio di dodici anni animato da melodrammatiche fantasie di vendetta, e una bambina di dieci che soffre di un forte ritardo mentale. Con l'arrivo del capitano Kalter tutto è cancellato. Metodico, ascetico, crudele, Kalter è un dio-soldato che impone il terrore. Gerasimos Skiadaressis interpreta il marito della Morante, mentre Richard Sammel veste i panni del feroce ufficiale nazista.
Il film ha ottenuto il riconoscimento di opera di interesse culturale e il relativo finanziamento.
"


Questa è la pellicola che a parer mio meritava di vincere.
Toccante ma non melenso; duro, diretto, ma delicato. La guerra osservata da un punto di vista molto particolare, decentrato, sottile. Poetico. Credo che abbia parecchie possibilità di emergere nelle sale italiane, anche grazie alla generosa interpretazione della Morante.
Il regista nella vita di tutti i giorni è un avvocato. Mi è piaciuto da morire che si fosse talmente lasciato rapire dal romanzo da avere il bisogno fisico di girare quest'opera. La sua è una grande passione, e si sente.




La terza sera ci siamo svagati e abbiamo riso davvero di cuore 
con una commedia adorabile.
Cara, ti amo
Gian Paolo Vallati

"La commedia Maschia che tutte le donne dovrebbero vedere"

da wikipedia:
"È la storia di quattro amici che, alla soglia dei quarant'anni, affrontano le loro vicissitudini quotidiane con l’altra metà del cielo e si confrontano per cercare di capire il mondo femminile. Tutti e quattro hanno alle spalle una relazione che ha lasciato strascichi, cicatrici o semplice allergia ai rapporti di coppia, così nel tempo la loro amicizia è diventata una valida alternativa alla protezione affettiva del rapporto di coppia. Rosario fa l'autore di programmi televisivi trash, ed è circondato da ragazze che vogliono circuirlo per avere un posto sotto i riflettori della tv. Stefano, architetto tormentato da ricche clienti della Roma-bene, è single e ha rinunciato al sesso da oltre un anno. Paolo fa il barman in un locale del centro città, sempre indeciso tra la futile piacevolezza del suo lavoro e la ricerca di un impiego serio. Raffaele è un maestro di tennis con un solo hobby: la conquista della femmina, chiunque essa sia. Attraverso le loro storie si svelano le inconfessabili nevrosi e follie della donna contemporanea. E l’impossibilità per gli uomini di comprenderne le ragioni. Eppure il loro destino, come quello di tutti gli uomini eterosessuali in età adulta, è di relazionarsi con l’universo femminile. Un’impresa impossibile, che porta i quatto amici a sperimentare, con possibili fdanzate, amiche o amanti di una notte, situazioni assurde, comiche o semplicemente surreali."


Il film prende le distanze dalla volgare commedia vanziniana, riuscendo allo stesso tempo ad evitare pose o snobismi. Ho trovato il regista una persona umile e fresca, come credo ce ne siano poche nell'ambiente. Gli uomini e le donne del film sono dipinti in maniera veritiera, e non vedo come ci si possa sentire offese o scioccate dalle situazioni rappresentate, eppure alcune donne si sono stizzite. Mah! Non è il film che ci cambia la vita ma ridere di noi stessi non può certo farci male. Anzi.
Il regista ha dichiarato che Cara, ti amo... è costato come 50 secondi di Manuale d'Amore 3.


La quarta sera ero davvero preoccupata e sono andata al cinema con molti pregiudizi.
Maternity Blues
Fabio Cattani

"Quattro madri assassine commuovono il Lido"
La Repubblica 

dal sito del film:
"Quattro donne diverse tra loro, ma legate da una colpa comune: l’infanticidio. All’interno di un ospedale psichiatrico giudiziario, trascorrono il loro tempo espiando una condanna che è soprattutto interiore: il senso di colpa per un gesto che ha vanificato le loro esistenze. Dalla convivenza forzata, che a sua volta genera la sofferenza di leggere la propria colpa in quella dell’altra, germogliano amicizie, spezzate confessioni, un conforto mai pienamente consolatorio ma che fa apparire queste donne come colpevoli innocenti.
Clara, combattuta nell’accettare il perdono del marito, che si è ricostruito una vita in Toscana, sconta gli effetti di un’esistenza basata su un’apparente normalità. Eloisa, passionale e diretta, persiste ogni volta nel polemizzare con le altre, un cinismo solo di facciata. Rina, ragazza-madre, ha affogato la figlia nella vasca da bagno in una sorta di eutanasia. Vincenza, nonostante la fede religiosa sarà l’unica a compiere un atto definitivo contro se stessa. Ha ancora due figli, fuori, e per loro riempie pagine di lettere che non spedirà mai."



L'argomento è davvero spesso. Di mia iniziativa non amo farmi del male scegliendo pellicole che trattano tempi del genere. Fa comunque riflettere, e poi amo talmente tanto il cinema come concetto, che mi sento arricchire da ogni esperienza visiva ed emotiva che provo in sala.
Non ci posso fare nulla: è il regista a non avermi convinto.
Il film è ben fatto, curatissimo nei dettagli e nei dialoghi.
Ma nel suo proclamare amore sconfinato per tutte le donne, esseri superiori ai suoi occhi, mi è sembrato che volesse cercare la strada facile della ruffianeria.
Sarò cinica io. Sarà che mi toccano dentro uomini molto diversi da questi. Sarà che posso comprendere e riflettere benissimo sul problema dell'infanticidio senza che si faccia una sviolinata a tutto il genere femminile per convincere. Lo so, sono troppo dura in questo caso, ma tant'è. La cosa bella della rassegna è poter conoscere da vicino i registi e sentirli raccontare, e questo a volte è controproducente per il regista stesso.
Il film ha vinto il concorso.
 

L'ultima sera, oltre alla malinconia perchè la rassegna stava finendo, sono partita molto prevenuta. Non mi ispirava proprio questo film.
Isole
Stefano Chiantini

da mymovies:
"Un muratore dell'est europeo in cerca di lavoro, arriva in Italia insieme al padre anziano, facendo il viaggio verso la costa adriatica vicino a Termoli e le Tremiti. Ivan è alla disperata ricerca di lavoro. Un giorno la sua ricerca lo porta su un'isola vicina, dove si ritrova bloccato, senza un soldo e incapace di fare ritorno a casa nello squallido appartamento che condivide con il padre malato. All'arrivo dei soccorsi, quasi magicamente, sotto forma di una giovane donna muta, appare Martina. La giovane si è ritirata nel silenzio, vive con un prete di mezza età che recentemente ha avuto un ictus. Don Enzo è orgoglioso e indipendente e crede che il suo custode abbia messo gli occhi su un pezzo di terreno utilizzato per la casa delle sue amate api. Nel frattempo, mentre Ivan passa sempre più tempo nella casa di Enzo, diventa molto curioso nei confronti di Martina donna misteriosa che cerca conforto con le api, ma si ostina a non parlare."




Una pellicola emozionante, un pò ostica, girata interamente alle Tremiti, in un'atmosfera ventosa, profumata, aspra.
La trama letta su carta mi pareva loffia, e Asia Argento non è propriamente la mia attrice favorita. Invece Chiantini è stata la sorpresa di questa rassegna. Mi è piaciuto tanto starlo ad ascoltare, dopo la visione del film; ha parlato di se stesso e dell'impulso che lo porta sempre a realizzare film che parlano della solitudine: è un pò il suo tema ossessivo, e non riesce a staccarsene. Infatti è uno di quei tipi malinconici che però fanno ridere, portano allegria, e che alla fine ti buttano lì quelle due/tre parole che sanno arrivare esattamente dove io stessa avevo bisogno che arrivassero. Nell'ultima mezz'ora dell'ultima sera, per quanto mi riguarda, è entrato il ballo il cuore, e mi sono commossa.

Questo film assomiglia ad una poesia di Ungaretti che ho sempre amato molto,
e che voglio ricopiarvi.

Quando
la notte è a svanire
poco prima di primavera
e di rado
qualcuno passa
Su Parigi s'addensa
un oscuro colore
di pianto
In un canto
di ponte
comtemplo
l'illimitato silenzio
di una ragazza
tenue
Le nostre
malattie
si fondono
E come portati via
si rimane

mercoledì 15 febbraio 2012

cronaca depressa di una serata PSICHEDELICA trascorsa a prendere appunti davanti a sanremo 2012 - parte seconda



- Alla fine del lunghissimo intervento di Celentano, ci sembra di sentire la voce di Battiato tipo coro di angeli all'uscita del tunnel, ma forse è un'allucinazione da zuppa di cipolle, restiamo frastornati perchè non capiamo bene il nesso tra i due, e non lo accettiamo, no, Battiato in mezzo a questa pacchianata retorica no...
Comunque, questa parte di festival si può riassumere facilmente con una frase letta su twitter in quei minuti: " Verrà la morte e avrà i tuoi monologhi".

- settima canzone in gara, Emma. Io questa l'ho vista tre volte nella mia vita, la prima a sanremo dello scorso anno, la seconda da santoro, e la terza oggi. Non è molto migliorata in stile, anche lei rischia di cadere dalle scale. Con il testo la butta sul sociale, mi viene un pò di sconforto. I vecchi ballano e i giovani piangono.

- Morandi ci suggerisce di cliccare sulla radio "WEBBE" e ci presenta un gruppo "CUL"

- ottavo pezzo: Marlene Kuntz. Che sarebbe pure una bella notizia. Ma Godano con i capelli corti è un trauma di per sè. Sulla canzone mi riservo di pensarci su. Voglio dargli la possibilità di un secondo/terzo ascolto. Sulla fiducia.

- è il momento vallette! sono tornate la Canalis e Belen. Me l'aspettavo da ore. Mi sembra che questa cosa della moldava (non so se è moldava) all'ospedale sia tutta una carrrambata costruita. Belen è simpatica, secondo me. Morandi non si può più sopportare. A questo punto Nick se ne va a letto e mi lascia sola senza troppi complimenti.

- nona canzone, Finardi. Altro vecchietto imbiancato. Questa canzone mi mette addosso una depressione infinita. Lui è il classico Finardi, che gli vuoi dire?

- decimi, D'Alessio/Bertè.  Non vorrei esprimermi. D'Alessio mi ha sempre fatto paura, ma abbinato alla Bertè è ancora più odioso del solito, ma perchè sono tutti innamorari della Bertè da una vita?

- Belen dichiara di avere un abito "nuovo di stecca". Se lo dice lei...

- undicesima, Nina Zilli. Talento sprecato, perchè ha del potenziale immenso, e non riesce ad essere semplicemente se stessa. Deve per forza oscillare tra Winehouse e Mina. Questa forzatura nella voce che va così di moda tra le cantantesse inizia a darmi sui nervi. Ma poi, va ancora di moda? E quelle cose costruite che fa con le mani?

- ora c'è una sorta di momento-struggente-Papaleo, mi ricordo che 10 anni fa lui mi faceva ridere nei film. Bei ricordi, appunto.

- dodicesimo brano, Carone/Dalla. Ma è giusto che ci siano degli emergenti a gareggiare con i big soltanto perchè accompagnati da artisti noti? Cioè, è una cosa corretta? Dalla è pur sempre Dalla, ma praticamente dirige e basta e il ragazzino è giovanissimo e allo stesso tempo così antico, che sbadiglio... Avete notato che le canzoni sono tutte brevissime? Come se non ci fosse il tempo di farle sentire tutte.

- tredicesima, Arisa. Arisa è insopportabile. E ho notato che alla gente di solito sta simpaticissima. Ora si è ripulita, ha tagliato i capelli e tolto gli occhiali, ma così dimessa è ancora peggio. Poi mi domando perchè, se la voce per cantare chiaro e forte ce l'ha, poi quando deve parlare ha quell'intercalare lagnoso che vuole fare tenerezza... è come quell'altro musicista, Laurenti mi pare si chiami, quello che fa da spalla a Bonolis da una vita.

- quattordicesimi e ultimi, i Matia Bazar. Io sono ancora ferma al ricordo della Ruggiero, ora le cantanti le cambiano come i calzini, periodicamente c'è un volto nuovo da memorizzare, e se non lo memorizzo un motivo c'è. Stasera il motivo mi è chiaro, di fronte a questa Biancaneve dark decadente. La canzone sembra uscita dagli anni ottanta, ormai mi distraggo cambiando canale e vedendo pezzi di film sulle altre reti. La puntata è finita e non mi resta che spegnere sull'immagine di una Belen che, fuori come una mina, gironzola solitaria sul palco mentre gli altri fanno pubbliche relazioni sui titoli di coda. Quasi poetica.
Sanremo è lo specchio veritiero della parte peggiore del nostro paese.
Non mi è ancora chiaro dove sia nascosta la parte migliore. O meglio, quando ho abbracciato Moltheni al Carroponte di Sesto san Giovanni ci sono andata davvero vicina... Moltheni, io l'ho capito sai il motivo per cui ti ritiri dalle scene! Ma ci manchi troppo!

cronaca depressa di una serata PSICHEDELICA trascorsa a prendere appunti davanti a sanremo 2012.



Premessa. La serata qui da noi è stata un successo perchè ho cucinato per la prima volta la zuppa di cipolle francese, ed è venuta un capolavoro, quindi eravamo felici ed intontiti, direi pacificati. Questo ci ha permesso di prendere appunti in scioltezza, evitando di incazzarci eccessivamente ma anzi, di riderne fino alle lacrime.

- Tutto parte da Nick che trova in rete la notizia relativa alla Ivana Mrazova che sta male ed è ricoverata; non la conosciamo neppure e non riusciamo a dispiacerci, ma la cosa puzza già di montatura.

- l'inizio con Luca e Paolo è simpatico, giusto giusto un pochino sugli allori della scorsa edizione, ma si fa guardare

- prima canzone Dolcenera. Per noi si può tranquillamente eliminare fin da subito, visto che tanto devono scartarne due. Sta invecchiando male, dice Nick. Cosa si veste a fare da emo, quindi? aggiungo io. La canzone è davvero mediocre.

- seconda canzone Samuele Bersani, che millenni fa ci piaceva pure. Ora ci lascia alquanto perplessi, gioca a fare il cucciolo tenero con il frac e gli occhialetti nerd, ma la canzone è dimenticabile. Non so, ne parlano bene, eppure...

- fermi tutti si rompe il sistema elettronico di votazione!  qualcuno su twitter dice, ma non si riesce a votare nemmeno a sanremo in questo paese! panic!

- arriva Rocco Papaleo, piscopatico in loden, caruccio, e poi partono a raffica i vari spot ENI e qualnt'altro per prendere tempo... ci guardiamo perplessi

- terza canzone NOEMI, raffinata devo dire... una vera signora... (capelli rossi su giacca fucsia e grosse stelle pendenti, teschi sulle dita). Voce da pesciarola. Grezzissima. Sta imitando Vasco Rossi pare.

- quarta canzone Renga. Acchittato da hipster, deve averci studiato parecchio per tirar fuori questo look.  La canzone è sbalenca, sconclusionata.

- quinta canzone Chiara Civello. Non sappiamo chi sia. Non sa camminare sulla scalinata. è vestita malissimo. Ci annoiamo e si ragiona: ma queste donne a sanremo che figura sciapa stanno facendo?

- sesto pezzo Irene Fornaciari, che per principio detestiamo. Non si regge. Non abbiamo più parole. Qualcuno le ha detto che era una buona idea vestirsi da Woodstock. Ma non era affatto una buona idea.

- parte tutta una pacchianata di finte esplosioni, macerie, caos sul palco, che si capisce subito che è il momento-celentano, pare di essere sul set del Nemico alle porte, ma Jude Law non arriva. arriva Celentano. Non che ci aspettassimo poi molto, ma da qui in poi è il delirio. Una Canalis che starebbe impersonando L'Italia: in effetti è una bella metafora, lei, di come ci siamo ridotti. Canzoni celentanesche in inglese, bruttissime. Ma siamo obbligati a sentirci tutte 'ste canzoni stantie per capire dove si va a parare? A un certo punto ci rendiamo conto che stiamo guardando 4 vecchietti ballare sul palco (adriano-morandi-pupo-papaleo), e non è una bella cosa. Ogni tanto lui, tutto vestito Armani, si rimette a elencare concetti di un qualunquismo imbarazzante, tira fuori il paradiso, il giudizio universale, non riusciamo a seguirlo. Un palco di vecchietti che insomma parlano di morte, di Gesù, di giudei e di comandamenti. Un incubo psichedelico e angosciante!

Devo uscire. Vi prometto che appena posso ricopio il resto... tornate a trovarmi!
Abbracci.

martedì 5 aprile 2011

Ci sarà pure un modo.


Devo assolutamente ricopiare quello che dice in questi giorni Lidia Ravera sul suo blog perchè rende talmente bene l'idea, ma talmente bene... "Ma che cosa ci sta succedendo? Perchè non riusciamo a liberarci di questa feccia? Ci sarà pure un modo. Votare, partire, sparare, lasciarsi morire…Questo Paese è troppo migliore di chi lo governa, la forbice si sta aprendo. All’università, a Zurigo, la sala era piena di studenti di italianistica…si parlava di Gadda, di Svevo, di Pirandello…c’erano Ferroni, Barilli, Laporta…c’erano Scurati e Cavazzoni…Gli studenti, gli studiosi all’estero, ancora guardano all’Italia con passione, studiano la nostra lingua…Perché non riusciamo a reagire, a dire basta, a ricominciare a lavorare, a crescere, a pensare, a capire, a migliorare…che cos’è questo brutto incantesimo, perché non ci possiamo svegliare?”.

martedì 29 giugno 2010


Taricone, ma lei è 'o guerriero o un allievo di Norberto Bobbio?

"Sono uno che cerca di mantenere il senso della realtà. Il guerriero lo facevo così, per pudore dei sentimenti".

Bel concetto, ma lo spiega meglio?

"La televisione ti rende ipocrita, capisci subito che se fai il modesto, il timido, la gente a casa ti vota e tu ci guadagni. Del resto, basta guardare a 'sta schifezza di melassa spalmata su tutti i palinsenti. Alla fine siamo in Italia, c'è il Vaticano, il buonismo e compagnia bella. Tutti fanno i buoni, i commossi, pure se dentro c'hanno un egocentrismo allucinante e ucciderebbero la madre pur di farsi notare. Così io ho svoltato verso l'auto parodia del macho, che non deve versare la finta lacrima...
Comunque orma l'avventura è finita. Oppure comincia adesso il vero Grande Fratello, che dice?".

(intervista di Curzio Maltese, dicembre 2000)

lunedì 21 giugno 2010

friday I'm in love





Venerdì sera, oltre che dedicare a me stessa una serata "da donne", mi sono dedicata ad una delle mie passioni degli ultimi 2/3 anni, Elio Germano, con la sua irresistibile faccetta da TOPO (come dice sempre Nick... ah, dove può portare l'invidia!) e la sua notevole bravura.
Il film merita, anche se è quasi tutto interamente costruito su di lui, e non resta poco altro, ma proprio perchè non sono obiettiva mi ha soddisfatto pienamente. Rappresenta lo specchio lucido di quella che è al momento la realtà italiana, ma proprio quella da italiano medio, col quale ci si scontra in coda al Carrefour oppure, senza andare affatto lontano, nel cortile condominiale (tale cortile meriterebbe un bel post, prima o poi...).
Comunque... Elio, Elio, Elio, sempre più paraculo, e sempre più poetico.
E ha pure vinto la palma.
E non c'è bisogno che vi ricordi che dedica ha fatto, dal palco.

ps sono riuscita a non piangere! ma solo perchè la colonna sonora era di Vasco (che detesto) e non di Moltheni...

domenica 13 giugno 2010




Ah, dimmelo ancora
che non è vero
che tutto adesso è così poco sincero

L'Italia che affonda,
l'Italia che galleggia sopra un'onda
in un mare di volgarità
L'Italia che da ciò che non occorre

L'Italia inquinata,
l'Italia che apparentemente reagisce
che poi finisce in un TG al tasto 4 del mio telecomando

L'Italia che urlando pare ce la faccia
puttana di un governo come carta straccia
che mi indispone e mi convince che non va bene

L'Italia degli sguardi
l'Italia dei partiti ingordi, che mangia tutto e non digerisce
l'Italia che impedisce a chi vuol fare

L'Italia in cancrena,
come befana incurvata in avanti con al schiena
divisa in due, proprio come noi due

L'Italia nei tuoi occhi
di ciò che provochi quando mi tocchi
quando non c'è da fare niente,

nell'immondizia del mio cuore, che come vedi,
non è apparente

Io sono l'Italia che muore,
l'Italia che muore


"Indubbiamente in “Per carità di Stato” sono molto più diretto; non ci giro troppo intorno, vado al dunque, pungo nei punti nevralgici. Come sempre, quando una questione mi tocca e mi coinvolge in prima persona esce fuori la mia vena polemica innata e, vorrei sottolinearlo, molto disinteressata. Tra l’altro, seppur apparentemente tra gli addetti ai lavori possa sembrare una cosa molto silente, non mi piace confondermi con la voce degli altri musicisti della scena indipendente italiana. Non bisogna fare quelli di sinistra quando non si è di sinistra. Io sono di sinistra! Ma è giusto così, forse i giovani d’oggi meritano di essere “scatarrati in faccia”. Il popolo è bue! Il popolo rock italiano ha bisogno di icone, di personaggi da osannare e da leccare. Dico la verità, e nel mio piccolo, credo di non sbagliarmi." (Umberto Giardini)

E io nel mio piccolo dedico questo pezzo alla Maionchi.
Che non ha capito davvero un cazzo.

bazzicano da queste parti:

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