in due parole, tanto per non farla lunga.

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Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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mercoledì 18 settembre 2013

Come è stato andare a vedere La schiuma dei giorni.

Sono stata a vedere La schiuma dei giorni.

(Si chiama Moon Indigo dall’omonimo pezzo di Duke Ellington, e si chiama La schiuma dei giorni dal romanzo di Boris Vian del 1947, dal quale il visionario Gondry - e chi meglio di lui? - ha tratto il film)

La trama è talmente semplice, e la trovate su qualsiasi sito di cinema.

Il lavoro di stop motion è talmente industrioso e colossale che bisogna assaporarlo di persona, descriverlo solamente non rende affatto l'idea.

Per dare un senso a questo piccolo post posso solo raccontarvi a cosa è assomigliato per me stare lì, nel cinema, con la pioggia di fuori.









   è stato come essere invitati a una lussuosa merenda fra amici, e assaggiare dolcetti e tazzine fumanti avvolta in una gonna di tulle rosa;

   come scolarsi con voracità numerosi cocktail sfumati dell'intera gamma pantone fluo;

   come quando ero piccola e ritagliavo collage nel cartoncino colorato e con l'oro facevo il sole e col verde smeraldo fili d'erba grossi come le mie dita;

   come un primo bacio;

   come avere di nuovo 8 anni;

   come scivolare sui tetti di parigi in autunno, sotto quel cielo grigio polvere così chic;

   come abitare all'interno di un sassofono e sentirsi avvolti da una nuvola di note, di penombra e di fumo di sigaretta;

   come tuffarsi su un lettone soffice e lasciare il mondo fuori e portare con sè 3 o 4 romanzi e lasciar passare un'eternità prima di ricordarsi di tutto il resto;

   come avvolgersi una lunga sciarpa di lana scarlatta quando il mondo attorno è tutto grigio;

   come innamorarsi.

Ed è stato anche come un'autoscontro, una giostra lanciata a tutta velocità, ma questo dentro la mia pancia, perchè portarsi dentro un piccolino al nono mese in una sala cinematografica a vedere e, soprattutto, sentire Gondry amplifica le sensazioni lisergiche alla massima potenza: anche lui si stupisce, si ribalta, danza e magari ridacchia felice. Provare per credere!

bazzicano da queste parti:

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