in due parole, tanto per non farla lunga.

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Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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mercoledì 7 marzo 2012

Do the Right Thing.








Fa' la cosa giusta
(Do the Right Thing)
1989
Spike Lee



Ho visto Fà la cosa giusta tre o quattro volte nella mia vita.
La prima volta avevo circa 12 anni, l'ultima è stata pochi giorni fa.
Rientra fra i capolavori di Spike Lee, e Spike Lee è nel mio olimpo personale di registi. Ha sempre saputo mettersi in discussione e mettere in discussione la sua gente, con intelligenza, cultura e uno stile pazzesco.
Questo film è Coltrane e Public Enemy insieme; è l'estate, da 40 gradi all'ombra, tutti sudati immobili sdraiati su un letto o appiattiti sul marciapiede. Questo film è colore saturo. è giallo africa. è rosso sangue. è verde brasile. è blu elettrico, il blu elettrico degli anni ottanta. è fucsia squillante, come le magliette che mettevo da bambina. è una cacofonia stridente e struggente insieme di suoni, di sudore, di facce stupite, arrabbiate, stravolte, di afroamericani, coreani, italo americani, portoricani; tutti ce l'hanno con tutti, nessuno si sa accettare per quello che è e nessuno si fida di nessun altro. Fondamentalmente il film ci parla di come il meltin pot statunitense ha fallito, di come gli americani facciano di tutto per farci credere che la loro è la società più giusta mentre invece ogni giorno le discriminazioni proseguono, e la gente della strada viene continuamente manovrata dall'alto in una spirale di odio perchè così conviene, perchè così piace a chi detiene il potere.
Quanto mai attuale anche da noi in Italia, come potrete capire.
In questo film di Lee c'è già il germe di tutti quelli che verranno: di Jungle Fever, della Venticinquesima Ora. Ci sono i lunghi monologhi, c'è lo scontro razziale, c'è la città ritratta con amore e tinte forti nelle diverse ore della giornata. La musica struggente di un sax in sottofondo, mentre tutto si disfa, mentre brucia e poi ricomincia un nuovo giorno. Cosa è più rappresentativo del cinema di quest'uomo (che io amo) dell'inquadratura dall'alto di una via cittadina ancora deserta nella luce bianca dell'alba, quando a poco a poco tutto prende vita?
Gli attori sono davvero bravissimi; la pellicola segna l'inizio della lunga amicizia fra Lee e Turturro.
All'epoca il film fece un vero scalpore e fu amatissimo dalla critica, ma non vinse l'Oscar anche se sicuramente quell'anno se lo meritava tutto.

Queste le due citazioni che compaiono all'inizio dei titoli di coda:

«La violenza come mezzo per raggiungere la giustizia razziale è insieme un sistema impraticabile e immorale.»
(Martin Luther King)

«Io non invoco la violenza, ma allo stesso tempo non sono contro il fatto di usare la violenza per difendere se stessi. Io non la chiamo violenza. Se si tratta di autodifesa la chiamo intelligenza.»
(Malcolm X)


E così, resto estasiata ogni volta. 
Questi sì sono film.

martedì 12 aprile 2011

memorabilia zeldoso.








Sulla scia dell'incantevole post di oggi sul blog amico di Camilla, ho preparato al volo questo piccolo omaggio per lei e per tutti voi.
Il senso è scattare dall'alto foto ad una composizione di oggetti che possano rappresentarci.

Ed ecco la legenda:

1. alcuni cd tra i più vissuti: Patti Smith, Coltrane e Tom Waits. Ardua scelta, tutta di pancia.
2. in ordine sparso Patri, Benve, Piero, Bonzina, Lucianino, Melampo
3. la foto di mio nonno al lavoro, Livraga, primi anni sessanta
4. la gamma Pantone (tramandata di padre in figlia)
5. oggetti ricevuti da Nick: l'orsetto fluorescente e smangiucchiato di quando era piccolo; un timbro cinese risalente ad un viaggio di 15 anni fa; l'immaginetta plasticosa di Ganesh, India 2009
6. alcuni ciondoli tra i più amati
7. il libro simbolo della mia infanzia (Peverino nel paese di Boscodirovo) e poi Opinioni di un clown (quest'ultimo credo rientri nella top ten personale)


ps Ciao Camy!!!!!!!!!

bazzicano da queste parti:

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