in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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giovedì 8 agosto 2013

oliviero toscani, moriremo eleganti.

Oliviero Toscani
Moriremo eleganti

Conversazione con Luca Sommi
Aliberti Editore



"Io credo che la ricerca del consenso sia la nostra rovina. Ma perchè? A cosa serve? Ma chi se ne frega di piacere al proprio vicino di casa! La ricerca ossessiva del consenso a tutti i costi porta diritto alla mediocrità."

"Mi guardavano con la loro aria di superiorità. E poi ho cominciato a dire: «Vi manca, purtroppo, un'educazione artistica, io penso che la Bocconi dovrebbe, in primis, insegnare Storia dell'arte». In Italia il vero capitale è l'arte, e se capisci l'arte forse il tuo approccio all'economia e alla finanza sarà diverso."

"La tecnologia deve essere solo uno strumento, non un nuovo credo. Se è un aiuto per fare cose che hai già in testa va bene. Ma se in testa non hai niente la tecnologia ti aiuta a fare qualcosa. E visto che ti aiuta già lei, perchè sforzarsi con le idee. Faccio una cazzatina e, grazie alle mie tecnologie, la rendita è alta. Non c'è niente da fare: è inutile che mi stupisci con effetti speciali. Perchè poi se sotto la patina tecnologica non c'è niente come la mettiamo?"

"Gli italiani sono prevalentemente dei vili, sono il ritratto che ne faceva Alberto Sordi. E rispetto al passato oggi siamo anche rincretiniti dalla televisione, come in nessun altro paese. Dopo tanti anni di berlusconismo siamo stati «teleidiotizzati»."

Sono di quelli che non pensano affatto che Toscani sia antipatico, nè supponente, nè pieno di sè, ma anche se lo fosse la cosa non sembra darmi nessun fastidio!
Piuttosto mi ritrovo moltissimo nel suo modo di osservare la società italiana, l'arte, la politica.. la vita. Questo piccolo grande libro-intervista, un pò scadente dal punto di vista editoriale (ho trovato dei fastidiosi refusi) è assolutamente da portare sotto al famigerato ombrellone. Io l'ho letto in piscina in un paio d'ore e mi è sembrato un modo rapido, intelligente e immediato di riflettere un pò sul paese dove viviamo e su quanta strada ancora dobbiamo percorrere prima di dirci almeno un pochino soddisfatti di noi stessi e di chi ci comanda.






sabato 11 maggio 2013

Berlinguer, Enrico.






La passione è finita?
Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l'iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un "boss" e dei "sotto-boss". La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora...

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana. 
È quello che io penso.

Per quale motivo?
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c'è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le "operazioni" che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell'interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un'autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un'attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.
E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.
La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel '74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell'81 per l'aborto, gli italiani hanno fornito l'immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all'altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.
In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l'andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito "diverso" dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.  

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d'infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C'è da averne paura?
Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all'equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l'operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.
Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.
Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant'anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.
È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell'economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l'iniziativa individuale sia insostituibile, che l'impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell'attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un'offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.
Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s'intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l'occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio...
...nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo...

Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?
No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c'è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c'è o no?
Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c'è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e sanza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell'amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semmplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono profare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d'accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l'inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell'obiettivo. È anche lei del medesimo parere?
Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L'inflazione è -se vogliamo- l'altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l'una e contro l'altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l'inflazione si debba pagare il prezzo d'una recessione massiccia e d'una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.

Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell' "austerità". Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito...
Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all'aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all'avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la "civiltà dei consumi", con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell'austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell'economia, ma che l'insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l'avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell'austerità e della contemporanea lotta all'inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.

E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?
Il costo del lavoro va anch'esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell'aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l'operazione non può riuscire.

«La Repubblica», 28 luglio 1981

giovedì 28 febbraio 2013

TORNO PRESTO.



TORNO PRESTO.

Per ora influenza con tutti i crismi, lunga e cattiva, e delusione post elettorale.
Vi abbraccio forte.

giovedì 21 giugno 2012

due serate a tema Favino.



Favino è uno degli attori più validi che abbiamo in Italia.
Trasformista quanto basta, fisico, coatto che piace ai coatti, anche un pò intellettuale per piacere alle donne impegnate, insomma un suo difetto potrebbe essere quello di piacere a tutti, uomini, donne e gay, ma mi rifiuto di fare la radical chic affermando che piacere a tutti è necessariamente un male. Si può essere belli e bravi e volonterosi e intensi e piacere per questo, punto.
Così quanto mi tornano le fisse di solito non mi limito ad un'opera sola: per i musicisti recupero intere discografie, per gli attori mi sparo solitamente un paio di film di fila.

Baciami ancora (2010) di Muccino lo avevo volutamente snobbato, nonostante ai tempi ormai lontani fossi addirittura andata al cinema a vedere L'ultimo bacio (ma il cinema non costava otto euro, e non avevo il mutuo).
Baciami ancora è pessimo. I dialoghi sono triti e ritriti, senza un minimo di impegno da parte di chi ha steso la sceneggiatura. Il film è un pullulare di personaggi isterici, si urla e si piange in ogni singola scena, si sbraita e si sbattono porte e ci si comporta da viziati figli di papà indistintamente. Non commuove, non fa riflettere, fa solo innervosire. Questo è il mio secco parere.
Nonostante io non manchi di apprezzare Santamaria, è proprio Favino ad interpretare il personaggio costruito meglio, il più onesto, il più plausibile.
Che poi è l'unica figura con una sua nobiltà, una sua etica.
Discutibile se volete, se fate parte della schiera dei quarantenni che vivono ancora come ne avessero venti, di anni, e che proprio non reggo più. 
Vi lascio con la curiosità (per i pochi che ancora non l'hanno visto) e poi mi piacerebbe avere un vostro parere.
 Su ACAB - All Cops Are Bastards (2011) di Stefano Sollima devo ancora riflettere, nonostante ai tempi avessi letto molte recensioni e articoli e interviste.
Il tema sicuramente è di quelli che spacca il pubblico in due, le due facce dell'Italia del resto. Si entra nella vita di un gruppo di celerini, tre poliziotti del Reparto Mobile, si scoprono le loro paure, le loro ossessioni, le abitudini da duri e gli improvvisi crolli. Ma con questo film il punto non è se simpatizzare con i celerini o meno, e in tal senso il regista fa un intelligente lavoro di analisi.
Più di ogni altra cosa si penetra nell'estrema solitudine di Cobra, Negro e Mazinga, nel loro sentirsi in contrasto con il ruolo che ricoprono, incapaci di posare la maschera persino nel privato, incapaci di analizzare la propria vita e di mettersi in discussione. Anche qui, Favino si rivela nettamente superiore, anche se sono tutti davvero molto bravi. Sì, pollice alzato per Acab, e qui ci sarebbe ancora molto da dire, il discorso è ampio ma va riconosciuto il merito di aver sollevato un discreto polverone di discussioni, e io apprezzo i film che riescono nell'intento di fare riflettere sull'epoca in cui viviamo.
"Crede che mi piaccia spaccare la testa alla gente? Che mi diverto, a farlo?", dice il protagonista, e noi tutti pensiamo sì, lo sappiamo che ti piace, ma sappiamo anche che è lo Stato a non tutelare nessuna delle parti: te non ti difende dal tuo bisogno di violenza e di riscatto sociale, non difende gli extracomunitari, non difende chi va allo stadio la domenica, nè la gente costretta a sopravvivere ogni giorno nei quartieri dormitorio delle nostre periferie.

giovedì 5 gennaio 2012

perle di ironia.


4 Gennaio 2012

Il Presidente del Consiglio ha appreso da fonti di stampa che il Senatore Roberto Calderoli avrebbe presentato in data odierna un’interrogazione a risposta scritta con la quale chiede di dar conto delle modalità di svolgimento della cena del 31 dicembre 2011 del medesimo Presidente del Consiglio.

Il Presidente Monti precisa che non c’è stato alcun tipo di festeggiamento presso Palazzo Chigi, ma si è tenuta presso l’appartamento, residenza di servizio del Presidente del Consiglio, una semplice cena di natura privata, dalle ore 20.00 del 31 dicembre 2011 alle ore 00.15 del 1° gennaio 2012, alla quale hanno partecipato: Mario Monti e la moglie, a titolo di residenti pro tempore nell’appartamento suddetto, nonché quali invitati la figlia e il figlio, con i rispettivi coniugi, una sorella della signora Monti con il coniuge, quattro bambini, nipoti dei coniugi Monti, di età compresa tra un anno e mezzo e i sei anni.

Tutti gli invitati alla cena, che hanno trascorso a Roma il periodo dal 27 dicembre al 2 gennaio, risiedevano all’Hotel Nazionale, ovviamente a loro spese.

Gli oneri della serata sono stati sostenuti personalmente da Mario Monti, che, come l’interrogante ricorderà, ha rinunciato alle remunerazioni previste per le posizioni di Presidente del Consiglio e di Ministro dell’economia e delle finanze.

Gli acquisti sono stati effettuati dalla signora Monti a proprie spese presso alcuni negozi siti in Piazza Santa Emerenziana (tortellini e dolce) e in via Cola di Rienzo (cotechino e lenticchie).

La cena è stata preparata e servita in tavola dalla signora Monti. Non vi è perciò stato alcun onere diretto o indiretto per spese di personale.

Il Presidente Monti non si sente tuttavia di escludere che, in relazione al numero relativamente elevato degli invitati (10 ospiti), possano esservi stati per l’Amministrazione di Palazzo Chigi oneri lievemente superiori a quelli abituali per quanto riguarda il consumo di energia elettrica, gas e acqua corrente.

Nel dare risposta al Senatore Calderoli, il Presidente Monti esprime la propria gratitudine per la richiesta di chiarimenti, poiché anche a suo parere sarebbe “inopportuno e offensivo verso i cittadini organizzare una festa utilizzando strutture e personale pubblici”. Come risulta dalle circostanze di fatto sopra indicate, non si è trattato di “una festa” organizzata “utilizzando strutture e personale pubblici”.

D’altronde il Presidente Monti evita accuratamente di utilizzare mezzi dello Stato se non per ragioni strettamente legate all’esercizio delle sue funzioni, quali gli incontri con rappresentanti istituzionali o con membri di governo stranieri. Pertanto, il Presidente, per raggiungere il proprio domicilio a Milano, utilizza il treno, a meno che non siano previsti la partenza o l’arrivo a Milano da un viaggio ufficiale.

(dal sito del Governo italiano)

venerdì 11 novembre 2011

ma come può il mio amore essere limpido, se è la mia nazione che l'inquina?


"Ma come può il mio amore essere limpido,
se è la mia nazione che l'inquina?"
Dove amore sta per vita, tutte le nostre vite.

Le copertine dei giornali non ci fanno dormire la notte.
Ogni aspetto delle nostre vite,
ogni poro della nostra pelle
reclama pulizia, luce, rivoluzione.
Siamo stufi, non riusciamo più a ricordare quasi
come era il mondo prima di tutto questo.
Io ero una ragazzina, e il nome di questo soggetto già mi dava i brividi,
però ancora riuscivo a riderne.






mercoledì 28 settembre 2011

attenzione!


IL PERICOLO DELLA LEGGE
AMMAZZABLOG RESTA,
è un pericolo concreto!
Informiamoci, lottiamo
per questi luoghi LIBERI
che sono i nostri blog!



mercoledì 18 maggio 2011

domenica 1 maggio 2011

messaggio per il visitatore di blog di arcore.


Enigma privato.
Messaggio per il visitatore di blog di Arcore:
chi sei?
Chi sei tu, che in quel di Arcore,
vieni ogni giorno a visitare
più e più pagine di questo mio blogghettino?
Ma,
soprattutto,
per
chi
voti
??????????

martedì 5 aprile 2011

Ci sarà pure un modo.


Devo assolutamente ricopiare quello che dice in questi giorni Lidia Ravera sul suo blog perchè rende talmente bene l'idea, ma talmente bene... "Ma che cosa ci sta succedendo? Perchè non riusciamo a liberarci di questa feccia? Ci sarà pure un modo. Votare, partire, sparare, lasciarsi morire…Questo Paese è troppo migliore di chi lo governa, la forbice si sta aprendo. All’università, a Zurigo, la sala era piena di studenti di italianistica…si parlava di Gadda, di Svevo, di Pirandello…c’erano Ferroni, Barilli, Laporta…c’erano Scurati e Cavazzoni…Gli studenti, gli studiosi all’estero, ancora guardano all’Italia con passione, studiano la nostra lingua…Perché non riusciamo a reagire, a dire basta, a ricominciare a lavorare, a crescere, a pensare, a capire, a migliorare…che cos’è questo brutto incantesimo, perché non ci possiamo svegliare?”.

lunedì 31 gennaio 2011

Basta!





Sabato 29 sono stata alla manifestazione di donne (e uomini) in piazza della Scala; come saprete è stata una manifestazione pacifica, riuscita benissimo fra l'altro, che ha radunato una grande folla concentrandosi su quello che sta succedendo nel nostro paese nella percezione della figura femminile. Si è cercato di chiarire a noi stessi e agli altri cosa ci scandalizza e cosa non siamo più disposti ad accettare.
Di elencare in una lista ordinata tutto ciò che, pezzetto dopo pezzetto, costituisce la nostra dignità e coerenza, e si tratta di un elenco che non ha prezzo e che quindi nessuno potrà comprare. Non c'erano bandiere rosse in piazza, e stavolta questo aveva un suo senso. C'erano facce famose e meno, ma soprattutto tanti, tanti volti davvero incazzati e combattivi, però sorridenti. Mi ha fatto bene e mi ha fatto stare bene: di certo non basta, ma aiuta. In pochi minuti mi sono ritrovata nel cuore della manifestazione, arrampicata sulla stessa panchina di Concita, e anche questo non ha prezzo! Ringrazio Nick per i suoi scatti prestati al mio blog: sabato non avevo con me nè sciarpe bianche nè macchina fotografica, ma ho cercato di portarmi nelle tasche un pò di speranza.

venerdì 21 gennaio 2011

Mostri.

"Lei deve rimangiarsi delle verità 
che sono delle falsità 
che ha appena detto"
(Daniela Santanché, AnnoZero)

lunedì 22 novembre 2010

Sì, lo so.









Per tutte questi nuovi scatti che ho scoperto devo ringraziare il sito http://madame-g.diary.ru/ che, evidentemente, appartiene ad un'appassionata del genere.

Sì, è un post superfrivolo, impegno zero, resa massima. Sì, non mi vergnogno nemmeno un pò. No, non preferisco Ryan Reynolds. No, non mi frega nulla del parere di People. Sì, stasera non mi rivedrò Closer per l'ennesima volta, ma mi guarderò tutto Saviano. No, non mi è migliorato l'umore nel frattempo (vedi ultimi post). Sì, Jude law sta invecchiando, è sempre più stempiato e dovrebbe farla finita con quel ciuffettino patetico. Verissimo. No, non preferisco il marito della Johansson. Sì, col marito che ho dovrei fregarmene di tutti questi energumeni d'importazione. Sì, perchè il mio migliora ad ogni anno che passa. Sì. Lo so che io invece assomiglio ad Arale, piccoletta e con gli occhiali. Ma lui ha scelto me!


E ora, attendiamo tutti con ansia di ascoltare in diretta i valori della Lega.



martedì 9 novembre 2010

Lo trasmetteranno?




Mi pare conciso, chiaro, ben fatto. Mi sembra che in pochi secondi trasmetta tutte le informazioni che possono servire per rifletterci su.
Però... Lo trasmetteranno?
Scusate se non ho ancora imparato a riquadrare in maniera corretta i video, non ho mai tempo per andare a smanettare.

bazzicano da queste parti:

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