in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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giovedì 21 giugno 2012

A-MORSI: #bookeater


 A-MORSI
Tema del giorno: #bookeater
Io spesso mangio con un libro. 
Un esperto di masticazione direbbe che no, 
non è il caso, che questo non aiuta la digestione… 
Ma è ormai assodato che per i libri farei pazzie. 
Con che libro mangi/mangeresti oggi?


Ho assolto allo zeldiano tema del giorno con una rapidità impressionante,
anche oggi a colazione - infatti vi prometto che da domani la smetterò di ammorbarvi con la solita tovaglietta americana color degli hare krisna, che non se ne può più, so che volete vedere tutti delle vere tovaglie.
Ieri sera ho ritirato in biblioteca il saggio "La caffettiera del masochista", che pare interessantissimo, su quanto siano importanti i nessi tra psicologia e design. Me l'ha consigliato una collega della quale mi fido parecchio, e mi aspetto illuminazioni improvvise e lampi di genio tutt'attorno, durante la lettura.
(BZZ!BZZ!)
Ecco quindi che un titolo del genere si è sposato amabilmente con la vecchia e sempre lucida caffettiera della nonna Rica. Ed è subito scatto.

mercoledì 20 giugno 2012

A-MORSI: #tablecloth


A-MORSI
Tema del giorno:
a tavola #tablecloth
Tavole provenzali o tripudi di concettuale… 
A te la scelta di raccontarci 
l’abito preferito della tua tavola.
 
La tavola che amo maggiormente preparare è quella della prima colazione. 
Faccio colazione da sola 5 giorni su 7.
Farla in due è bellissimo, come ho già scritto in passato, ma apprezzo moltissimo anche quando si rivela un momento di solitudine, di intimità tra me e me stessa.
Leggo qualche riga di un romanzo, mi prendo cura di me. è semplicemente bello. Il pranzo è sempre fuori casa, la cena è stanca e ricoperta da strati di chiacchiere, faccende, sbadigli, ma la colazione è silenzio, luce diffusa, profumi, calore.
La foto non è artefatta: raffigura semplicemente quello che è finito nella mia pancia e nei miei occhi. 
Non ci sono mazzetti di fiori freschi languidamente poggiati o frutta secca rotolante tra le pagine del libro, non ci sono drappi di lino scomposti dal vento.
Ma trovo che sia tutto comunque bellissimo, e molto mio.

sabato 26 maggio 2012

La colazione.


Il mio sogno è avere vicino a casa (cosa irrealizzabile, dal momento che non abito in un posto radical chic) una caffetteria realizzata a regola d'arte secondo il mio ideale supremo di colazione.
Il mio ideale supremo di colazione si è sviluppato nella mia testa negli ultimi anni, anche perchè fino ai 20-25 non ritenevo questo momento della giornata degno di nota e mi accontentavo di un the caldo con alcuni biscotti secchi.
Ora è tutto diverso, e nelle giornate in cui lavoro in casa e nei weekend, la colazione è una vera festa.
Quella che vedete nella foto è la colazione di quando devo uscire di corsa.
(La caramella è stata posata lì dall'omone-folletto che popola l'appartamento e lo rende gioioso).
Quando invece ho tempo, la tavola è imbandita, strabocca e vi si ammassano delizie di ogni tipo.
Ve le elenco:
caffè fatto con la moka
latte con la schiuma fatta a mano
fette biscottate
miele
marmellata
biscotti
cereali
vitamine
acqua fresca
riviste
libri
cacao
qualche volta torte fatte in casa, oppure pancake.

Il locale che sogno deve offrirmi tutte queste cose, lasciandomi completa libertà di scelta a seconda del capriccio del momento, apparecchiando tutto sul mio tavolino e non scordando gli allegati del sabato di repubblica e corriere.
Dettaglio fondamentale, deve servire il cappuccio nel classico mug americano, e non nelle tazze da bar italiane con piattino, che sono scomode durante la lettura e troppo piccole. Allo stesso tempo il mug non deve essere enorme come quello da tisana, da mezzo litro. Una dimensione standard, insomma, di porcellana spessa. Quelle rosse del Nescafè vanno benissimo. La mia tazza preferita di casa è un vecchio reperto di Worldcom, arancione, confortevole.
Dev'esserci una buona luce naturale e diffusa, musica bassa ma non noiosa, possibilmente la colonna sonora di The Darjeeling Limited.
Tutto questo lo possiedo già qui da me, però in una caffetteria il bello risiederebbe nell'essere servita e di incontrare gente simpatica.
Comunque mi va bene così, e ringrazio il mio omone-folletto per i balletti a tema che si svolgono intorno al tavolo della cucina.

bazzicano da queste parti:

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