La mia "francesitudine" è nota fin dai tempi della foto qui accanto.
La francesitudine è uno stato d'animo, un modo di vedere la vita, di portare i capelli (e i cappelli), di mangiare, persino di intendere le questioni amorose.
Ecco le cinque canzoni francesi che mi porto in tasca, che ascolto spesso e che ballo con gusto.
1.
Rue Lepic
Yves Montand
Qui ero proprio piccola, mettevo su i dischi dei miei. Una meraviglia. Joie de vivre!
2.
Le cabotin
Charles Aznavour
Il leggendario istrione. Anche qua, roba da francesine alte un tappo che fanno finta di cantare con finto microfono in mano e occhi riversi al soffitto...
3.
La vie en rose
Grace Jones
Per me la versione che conta è quella della Jones. Mi ha sempre fatto impazzire. Ascoltatela tutta. Psichedelica. Travolgente.
4.
Les Champs Élysées
Joe Dassin
Dalla colonna sonora di Darjeeling Limited, film culto.
Scoperta degli ultimi anni, ascoltata e mai più abbandonata.
5.
Le Temps de l'Amour
Françoise Hardy
Anche qui il riferimento cinematografico è ormai noto (Moonrise Kingdom. Mi sa che anche Wes Anderson ha la francesitudine, tra l'altro).
La Hardy è un'icona yéyé e non le manca nulla: quella certa allure, la frangetta, la malinconia svagata.
in due parole, tanto per non farla lunga.
- pa
- Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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giovedì 27 giugno 2013
domenica 6 maggio 2012
Victoire "Vic" Berreton.
Solo per dirvi che li stanno trasmettendo tutti e tre in tv,
in questo periodo, e me li sto gustando tutti,
obbligando anche Nick alla visione,
naturalmente
(ha amato il primo, odiato il secondo,
ora tremo al pensiero del terzo).
La Boum è uno dei primi film della mia vita;
un batticuore fortissimo si impossessava di me
ogni volta che lo rivedevo, emozioni che poi raramente
mi sono ricapitate così forti,
a tu per tu con una pellicola.
Sono cresciuta con la ferma convinzione
che le donne parigine siano le più belle del mondo
e che i capelli a caschetto
siano la pettinatura più adorabile che esista.
Ero piccola ma con le idee già molto chiare
su tutta una serie di cose:
come ballare un lento,
come legare i libri con l'elastico
(che importa se non sapevo ancora leggere!),
come fare gli occhi languidi a qualcuno.
Io all'epoca di La Boum parte seconda
Io all'epoca di La Boum parte seconda
giovedì 22 dicembre 2011
La Boum!






A 5 anni ero totalmente Vic-addicted! E voi?
Da Wikipedia:
"La scena in cui Mathieu mette le cuffie del walkman a Vic, nel bel mezzo di un ballo scatenato, per poter così isolarsi dal chiasso e danzare dolcemente abbracciato a lei sulle note del ritornello che recita "Dreams are my reality" ("i sogni sono la mia realtà"), è considerata una delle scene simbolo dell'adolescenza anni ottanta."
sabato 22 ottobre 2011
I Wish It Would Rain Down.
Quando ero piccola, per tutto l'asilo e le elementari, il pomeriggio stavo a casa della mia tata, una persona importantissima della mia vita.
Tra le mille cose che facevo, una parte consistente dei pomeriggi invernali era costituita dall'ascoltare dischi - con un vero giradischi - con suo figlio, quando era in casa; lui era molto più grande di me. Metteva su soprattutto Phil Collins, con Genesis e senza, e Pink Floyd. Con l'altro figlio invece sentivamo i Righeira (erano molto diversi tra loro).
Questo pezzo è uno dei miei primi intensi ricordi musicali.
Lo assaporavo, e danzavo, nel soggiorno della tata, assorta nei miei pensieri.
Era stupendo.
Guardavamo naturalmente anche DJ Television, e ricordo lo choc la prima volta che mi imbattei nel video di The Wall tratto dal film, quello con i bambini che finiscono nel tritacarne, tanto per intenderci.
Ipnotizzante.
Questi erano gli anni ottanta in provincia di Milano.
La mia tata abitava nello stesso quartiere del dj Linus.
Io volevo diventare illustratrice, o ballerina, o archeologa, oppure scrittrice.
venerdì 10 giugno 2011
history.
giovedì 9 giugno 2011
passi inevitabili.

Io comunque lo so, che il prossimo inevitabile passo sarà quello di comprarmi un paio di occhiali così...
Non fosse altro che il mio background culturale lo reclama...
Tutto in me lo reclama...
E a volte il desiderio di buttare via per sempre le lenti a contatto è forte...
Poi però, ogni volta, quella bimba timida delle medie, che nascondeva gli occhialini rossi nella tasca del grembiule, si fa sentire con la sua vocetta stridula...
Avrei soltanto una domanda da sottoporvi: è più grosso, il naso di Woody, del mio, vero????????????????? :)
martedì 12 aprile 2011
memorabilia zeldoso.





Sulla scia dell'incantevole post di oggi sul blog amico di Camilla, ho preparato al volo questo piccolo omaggio per lei e per tutti voi.
Il senso è scattare dall'alto foto ad una composizione di oggetti che possano rappresentarci.
Ed ecco la legenda:
1. alcuni cd tra i più vissuti: Patti Smith, Coltrane e Tom Waits. Ardua scelta, tutta di pancia.
2. in ordine sparso Patri, Benve, Piero, Bonzina, Lucianino, Melampo
3. la foto di mio nonno al lavoro, Livraga, primi anni sessanta
4. la gamma Pantone (tramandata di padre in figlia)
5. oggetti ricevuti da Nick: l'orsetto fluorescente e smangiucchiato di quando era piccolo; un timbro cinese risalente ad un viaggio di 15 anni fa; l'immaginetta plasticosa di Ganesh, India 2009
6. alcuni ciondoli tra i più amati
7. il libro simbolo della mia infanzia (Peverino nel paese di Boscodirovo) e poi Opinioni di un clown (quest'ultimo credo rientri nella top ten personale)
ps Ciao Camy!!!!!!!!!
martedì 5 aprile 2011
Del come sentirsi perfettamente felici.



La felicità è un cristallo perfetto, sfaccetato.
É possibile sentirsi perfettamente felici assaporando a fondo.
Respirando davvero.
Mangiando un tramezzino di formaggio e sottaceti mentre si legge Franzen, e lui scrive in una maniera così pazzescamente bella e i sottaceti sono così appetitosi che il mix di queste due cose fa quasi regredire ai piaceri dei tempi del liceo, tempi di merende sdraiati sul letto a metà pomeriggio e di romanzi divorati a qualsiasi ora.
Sentirsi perfettamente felici sbrandando un menu da mac donald per poi correre a casa e divorare con la stessa foga Rocknrolla.
Sentirsi felici guardando le diapositive di quando avevo 5 anni.
Ricordare colori e sapori come fosse ieri.
Qualcosa che nessuno potrà mai portarmi via.
Perchè quando si è davvero felici ci si accorge di esserlo con precisione matematica, senza ombra di dubbio. E poi si tenta di esserlo ancora allo stesso modo negli anni a venire, ma nel frattempo tutto si imprime alla perfezione nella memoria come se fossimo programmati per quello: per ricordare in maniera così dolorosa.
Sono grata ai luoghi e alle persone che ho amato davvero.
Sono grata alle canzoni che ho ascoltato in quei momenti, e persino ai vestiti che indossavo.
Ricordo esattamente quali jeans e che colore aveva la maglietta che portavo durante il primo bacio che ho dato a qualcuno di speciale.
Quando si ama davvero è per sempre, molti non ci credono ma è così. L'amore muta, si trasforma ma non sparisce nel nulla.
Allo stesso modo quando si è stati davvero felici in un luogo, poi tornarci dopo tanto tempo può essere straziante.
Quando si è tristi bisognerebbe viaggiare tanto, ma mai in posti dove si è vissuta una grande gioia.
Soltanto in posti nuovi, neutrali, come dei fogli di quaderno ancora un pò incollati fra loro.
Come un Tratto Pen dalla punta ancora sottilissima.
Che ti fa venire una voglia matta di scrivere pagine su pagine e di usare la tua più bella calligrafia, scrivere fino a che si fa notte e fino a che non ti accadrà qualcosa di così bello da farti scordare di aprire il quaderno.
mercoledì 12 gennaio 2011
PsycoMimì e la nazionale di PsycoPallavolo
Non so perchè stamattina ci è tornato in mente a colazione questo cartone animato della nostra infanzia, ma è forse quello che ho meno seguito, e più odiato!
Penso che già l'immagine pubblicata qui sopra basti a ricordarvi che razza di stronza frustrata e psicotica fosse. Un cartone che spingeva tutte le ragazzine dell'epoca alla competizione più sfrenata e sadica! (le vedete bene le catene ai polsi no? E se avete la mia età non potete non ricordarle con un pò di terrore misto a disgusto... non so, sarò sbagliata io...)
Non ho mai giocato a pallavolo e non ero nemmeno capace, ero una cavolo di asociale nerd picchiatella che si inventata di tutto pur di non partecipare alle partite: di solito me ne stavo sul lato opposto della palestra a fare capriole e salti acrobatici e spaccate e verticali, oppure disegnavo o leggevo, insieme agli altri picchiatelli come me. Ma mentre al liceo eravamo un gruppetto ben assortito, alle medie ho sofferto davvero tantissimo di tutta questa situazione, perchè ancora non mi accettavo, come tutti i ragazzini di quell'età che non riescono ad omologarsi al gruppo.
Non dico qualcosa di così esagerato affermando che cartoni come questo hanno pesantemente contribuito a rendermi antipatico ogni gioco di squadra (il mio personale percorso nel mondo delle attività fisiche parte dalla danza moderna, passa per il nuoto e approda allo yoga, ma è solo lo yoga che sto affrontando con una certa "serietà"). Il divario con quelle compagne assetate di vittoria durante le due ore di educazione fisica settimanali si è fatto sempre più profondo, anche perchè poi queste parlavano di schiacciate, cicloni e tornadi per tutta la settimana, davvero monomaniacali: io ballavo Flashdance in cameretta, mi sparavo già dei classiconi come Shining dopo aver fatto i compiti, andavo sui pattini o in skate nella bella stagione e disegnavo anche per 4-5 ore di fila... ma loro nulla, imperterrite, determinatissime, senza una briciola di ironia!
Buon mercoledì a tutti.
venerdì 15 ottobre 2010
infanzia fashion.
Taglio di capelli in stile TEMPO DELLE MELE
Camicia a quadrettini bianca e celeste
Maglioncino di ciniglia sempre bianco e celeste a righe grosse
(tutto Zerododici Benetton)
Tutù realizzato artigianalmente
Poltrona Wassily di Marcel Breuer
domenica 25 luglio 2010
Ricordi sparsi
Ho apprezzato molto il racconto d'infanzia della mia amica Navigo a vista, e ho pensato che anche io a volte potrei raccontarvi i miei ricordi lontanissimi e sparsi.
Sono una di quelle persone fortunate che hanno avuto un'infanzia felice.
(e un'adolescenza incazzosa e paranoica, però!)
L'estate poi fa tornare alla mente più ricordi del solito.
In queste sere i ragazzini del cortile restano qui sotto alle mie finestre fino a mezzanotte.
Tralasciando sull'orario di condominio (cosa su cui io sono molto elastica e comprensiva, dal momento che mi sento io stessa appena uscita dall'adolescenza), devo però ammettere che mi trovo di fronte indubbiamente a:
1. dei piccoli mostri. i ragazzini bestemmiano di continuo con un fastidioso accento brianzolo, già così marcato in giovane età; quando approderò negli amati lidi marchigiani, a confronto, mi parrà il paradiso.
2. delle piccole veline. già perfettamente atteggiate, abbigliate, smorfiose, soprattutto in presenza di mio marito!
3. sono noiosissimi, e loro stessi annoiatissimi. che fanno?
Si riuniscono al muretto qui sotto per giocare con i videogiochi e con i cellulari. si scambiano suonerie. parlano di cose terribilmente omologate viste in tv. Sbadigliano. Si insultano a vicenda. insultano i propri genitori che mollemente li supplicano di salire in casa, completamente succubi.
Com ero io?
Una via di mezzo tra Pippicalzelughe e Arale.
Vestita semplicemente da bambina. Sapete, si usava così.
Cosa facevo?
Miliardi di cose esilaranti.
(E pensare che ero tuttosommato una tipa tranquilla rispetto a tanti.)
All'aperto:
- corse sfrenate con i pattini
- compravendita di foglie e rametti e sassi
- disegni con i gessetti su muri nascosti cercando di non farmi sgamare
- scivolate sullo skate, sdraiata a pancia in giù sulla tavola e con la testa all'indietro
- stregacomandacolori, sparando nomi di colori complicatissimi che gli altri non conoscevano solo per il gusto di vederli andare in tilt..tipo "color..AMARANTO!"
(che saccentella!)
- unduetrestella
- gare con gli ascensori (proibitissime)
- nascondino
- elastico
- niente pallavolo perchè la odiavo con tutto il cuore
- creazione di balletti, coreografie sulla base delle hit del momento
- caccia al tesoro
Al chiuso:
- giochi splatter con quella sostanza viscida che vendevano all'epoca, credo tossica, gelatinosa e con colori fluo, io lo chiamo Slimer ma sbaglio, lo Slimer era un altro gioco. Il mio preferito era quello rosso per giocare "al macellaio" o usarlo nelle lotte, tipo sangue
- disegnavo per ore, per intere giornate, e facevo anche collages
- interi villaggi di puffi da gestire
- capanne costruite con i moduli imbottiti dei divani, o tavolini ricoperti da plaid, così come avevo imparato sull'enciclopedia dei Quindici
- leggevo tantissimi libri!
- certo, mi vedevo anche un sacco di film, era appena arrivato il nostro primo videoregistratore e me li sparavo tutti, ricordo soprattutto SHINING visto con due amiche, e il terrore di quel pomeriggio
- travestimenti con i vestiti di mia mamma, o con i trucchi trovati in giro per le case, enormi fiori neri disegnati sulle gote e sulla fronte, che neanche una brocca di tonico bastava a levare
... potrei andare avanti per ore, ma credo di aver reso l'idea.
E pensare che sono figlia unica, quindi ho di certo molte esperienze in meno rispetto a tanti che sono cresciuti in un'allegra tribù di fratellini; poi farò un post a parte per parlare dei miei ricordi marchigiani, prima o poi (lì vivono i miei fratelli acquisiti).
So che poi tutte questi ricordi con il tempo tendono ad essere mitizzati, e per ognuno la propria infanzia è la più felice, ma mi rendo davvero conto che c'è un abisso a separarmi da questi ragazzini di oggi e, lo spero con tutto il cuore, anche dai loro genitori, che tutto sommato hanno pochi anni più di me.
giovedì 6 maggio 2010
domenica 18 aprile 2010
coreografie

Dal sito di Repubblica:
Little Miss Sunshine, USA 2006, di Jonathan Dayton - Valerie Faris
Gli Hoover sono una famiglia particolare: il padre Richard è un motivatore che ha realizzato un programma in nove punti che cerca di vendere, la madre Sheryl fa di tutto per tenere insieme la famiglia, anche se ha appena portato a casa il fratello, studioso gay di Proust che ha tentato il suicidio per un amore finito male. Completano la famiglia Dwayne, quindicenne che ha fatto il voto del silenzio per riuscire ad entrare in Areonautica, il nonno cacciato da una casa di riposo perché sniffa eroina e infine Olive (Abigail Breslin). E' lei la protagonista del weekend. Avendo passato le selezioni del concorso di bellezza Little Miss Sunshine, tutta la famiglia la scorterà in California per la grande finale.
Vi consiglio vivamente - se non l'avete mai visto - di cercarvi il film, o almeno la scena finale dell'esibizione di Olive sul palco, spontanea e così giustamente bambina in mezzo a tante grottesche dive in miniatura. Sbellicante e commuovente al tempo stesso! Io l'ho amata.
http://www.youtube.com/watch?v=CthB71GqYa0
Le mie coreografie da piccola erano degne di una Little Miss Sunshine, e così i miei abbigliamenti, che componevo da sola con grande impegno la domenica pomeriggio.
(Nel montaggio Olive, immagine tratta daimages.fanpop.com; ed io)
mercoledì 7 aprile 2010
estati
Io e mio marito, in due estati verso la fine degli anni settanta; Marche, Basilicata. La tonalità della carnagione è rimasta molto simile in entrambi. La capigliatura è invece mutata in maniera inversamente proporzionale!(La massima concentrazione durante la lunga seduta in bagno è rimasta una delle mie caratteristiche.) (Lui ora veste sobrie tinte unite.)
giovedì 18 marzo 2010
associazioni di idee 80'.



Atmosfere anni ottanta. Come spiegarlo a parole? Una grafica preferisce sempre e comunque affidarsi alle immagini.
Charlotte Gainsbourg (www.listal.com)
Donnie Darko, di Richard Kelly (images.movieplayer.it)
The Last Days of Disco, di Whit Stillman (djcinema.wordpress.com)
Evocative, vero? Per me, tanto.
venerdì 26 febbraio 2010
marinaretta
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