in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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lunedì 7 gennaio 2013

5 brividi cinematografici.

Mi riaggancio a questo post molto bello di Cyberluke per pubblicare la mia personale top five di brividi cinematografici. Tutti noi ne ricordiamo almeno qualcuno: sono quei momenti in cui la stanza attorno a noi cessa di esistere, e con essa l'intero condominio e l'intero quartiere e il nostro intero mondo, perchè siamo letteralmente risucchiati da quello che sta accadendo al di là del video. Le nostre viscere si attorcigliano se abbiamo paura, di sicuro le lacrime si affacciano se ci siamo commossi, ma molto più frequentemente smettiamo di respirare per un secondo, sicuri di essere gli unici al mondo a provare quell'emozione nello stesso identico modo in cui la sta sperimentando il protagonista del film, e non ci pare vero che un regista sia stato in grado di conoscere così a fondo le nostre emozioni, dal momento che sono così dannatamente nostre...
Interessante scoprire come siano diversi i nostri personali brividi: per questo motivo, se vi va, provate a elencarli anche voi.

 Brivido numero 1
Rosemary's Baby, di Roman Polanski

La trama è nota più o meno a tutti.
Qui siamo alla scena della cabina telefonica.
Rosemary si è resa ormai conto che tutte le persone attorno a lei sono collegate e stanno tramando qualcosa di terribile. Cerca in tutti i modi di riallacciare i contatti con il vecchio ginecologo, del quale ancora si fida, in una sconnessa lotta contro il tempo. La colonna sonora incalza, spaventa, la paura si è insinuata strisciante come il sudore che imperla la fronte di Mia Farrow (da me detestata nei film di Woody Allen, ma superba in questo capolavoro del 1968).
Fa caldissimo, la città è avvolta da una luce tagliente e da una cappa di calore spietato.
Ogni volta mi terrorizza. Ogni volta ogni muscolo del mio corpo si tende.

  Brivido numero 2
Carlito's Way, di Brian De Palma

Carlito Brigante (Al Pacino, mica uno qualunque) si decide finalmente.
Va a trovare, di notte, la sua Gail.
Una delle coppie più belle della storia del cinema, secondo me.
Noi stiamo aspettando questo momento da circa mezz'ora.
Tensione erotica alle stelle.

Carlito Brigante: Sorpresa.
Gail: Io stavo dormendo.
Carlito Brigante: Oh... Beh, posso entrare? T'ho portato una cheesecake.
Gail: Non mi piace la cheesecake.
Carlito Brigante: Tu non mi avresti telefonato Gail, se non volevi farmi entrare.
Gail: E invece è così, Charlie.
Carlito Brigante: E adesso cosa faccio?
Gail: Non so, cosa fai? Mmm... Dici che spezzerai la catena? Che mi rincorrerai per la casa? Mi spoglierai? Mi prenderai sul pavimento?
Carlito Brigante: Sono vecchio per fare queste cose.
Gail: Oh, che peccato... Se non riesci ad entrare, non entri.

Parte "You Are So Beautiful" di Billy Preston.
 Mi sciolgo.

  Brivido numero 3
Inland Empire, di David Lynch

A dire la verità ogni singolo fotogramma di questo film è un'esperienza extrasensoriale, tanto che definirlo semplicemente un film è riduttivo.
Ma la scena della visita "di cortesia", tutt'altro che cortese, da parte della vicina di casa a Nikki Grace popola i miei incubi peggiori da alcuni anni.
Il racconto si fa a poco a poco sconnesso, illogico, stridente; le parole della sinistra signora vanno a toccare qualcosa dentro di me che non credevo nemmeno esistere, qualcosa di scomodo, di fastidioso, di profondamente sbagliato.

"Suppongo che se fossero le 9.45, io direi che era dopo la mezzanotte…"

Lynch è un meraviglioso genio, forse un genio del male, ma io amo la sua testa e tutto quello che di folle e meraviglioso è contenuto in essa.


  Brivido numero 4
Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Miloš Forman

Il nostro carissimo, struggente McMurphy si improvvisa radiocronista di una immaginaria partita di calcio, dopo che ai degenti dell'ospedale psichiatrico è stato vietato di guardare la tv. Scena memorabile, commuovente, potente. Nicholson con questo film tocca vette altissime, e con lui tutto il cast in stato di grazia. Da vedere e rivedere.

 Brivido numero 5
Requiem for a dream, di Darren Aronofsky

La sequenza finale del film, "winter", è dedicata alla terza parte della vita dei protagonisti: dopo l'ascesa, il declino, ecco la caduta.  
Molto più che il classico pugno nello stomaco, questa conclusione mi ha fatto stare fisicamente molto male, e tuttora non sono ancora stata in grado di rivederla. Ma è comunque un'esperienza visiva e acustica eccellente, da provare almeno una volta. La colonna sonora di Clint Mansell si avvale di cori e di un'intera orchestra. Devastante.

mercoledì 26 settembre 2012

Lynch Empire.


Inland Empire. Questo film di David Lynch - del 2006 - è il suo capolavoro. L'ho già rivisto tante, tante volte. Non nel tentativo di capire ogni passaggio, perchè faccio parte di quelli che credono non sia importante. Ma perchè è un'esperienza sensoriale a tutti gli effetti. Un viaggio senza ritorno, ogni volta. Ogni volta sempre di più. Perchè ogni volta lo si conosce un pò meglio e si riesce a dare sempre meno importanza alla trama e ai dialoghi per farsi avvolgere. E terrorizzare. Psicotropo. Coltissimo. Eppure così pop. Chiamarlo soltanto film è riduttivo. Scava qualcosa dentro di noi, senza fermarsi, e scava per tutta la notte dopo che lo si è visto. Va a toccare le corde della paura pura, quella strisciante, e anche della commozione, e dell'ansia.
Con quelle pennellate di colore avvolgente, i rossi, i blu, i verdi così acidi, così corrosivi. Il giallo della luce cattiva, che dà fastidio agli occhi e pizzica. Il nero dell'ombra, dei corridoi troppo bui, un residuo di paure infantili farcite da altro, una continua perdita dell'innocenza. 
Questo film striscia. Si insinua, si divincola, gratta, graffia, allude, urla, lacrima, suda, ammicca, ci cambia mentre lo cambiamo, e cambia ad ogni visione.
Chi non l'ha mai provato lo deve fare. Chi non ha amato Lynch deve dargli una nuova possibiità. Ma senza preconcetti, senza leggere in giro le recensioni e senza cercare di trovare una logica in tutto. La vita non è giusta e non è logica, e non è una passeggiata. Le persone non sono mai completamente buone e innocenti, anche quelle che amiamo, e tutti nascondono piccoli e grandi segreti.
Sotto quest'ottica, sarà tutto molto più semplice da comprendere, ve l'assicuro: ma attenzione che poi, spenta la tv, di notte, la nostra mente rielabora tutto a modo suo e riemergono nei sogni dettagli rivelatori su se stessi.
Vedere Lynch è molto più economico che andare dallo psicologo, e funziona alla grande.

lunedì 13 settembre 2010

vigevano sequenza 2 e 3.












"L'idea è tutto. Non tradirla e ti dirà tutto ciò che c'è da sapere, sul serio. Basta che continui a impegnarti perché il risultato abbia lo stesso aspetto, la stessa atmosfera, gli stessi suoni e sia preciso identico all'idea. È strano, quando ti allontani dal percorso, in qualche modo lo sai." (David Lynch)

lunedì 5 luglio 2010

10 buoni motivi


Alcuni motivi per cui ho amato questo weekend rovente, anche se non ero nè in spiaggia nè in un qualsiasi altro posto figo.

1. ero comunque a milano il primo sabato di saldi. una valanga di gente avrebbe voluto essere al posto mio nell'ombelico dello shopping italiano.
la soddisfazione più grande è stata da H&M dove a colpi di 10/5 euro mi sono regalata delle chicche che userò tantissimo.

2. gli show di nick dentro ai camerini. Indescrivibili.

3. avevo un desiderio folle di mac donalds, che ho appagato, e adesso posso anche non metterci più piede fino a natale.

4. con questo caldo me ne sono andata a zonzo con certi abitini fluttuanti, che mettono gioia solo a guardarli, ed è come se fossi stata in vacanza.

5. la domenica mattina si lavora bene senza telefoni che squillano, tagliati fuori dal mondo, mentre tutti dormono, e ci si sente in credito con il mondo, come dice sempre la mia amica Avvocà.

6. Abbiamo recuperato finalmente i corti di Lynch.
Sto ancora assimilandoli, digerendoli, incubandoli.

7. Il concerto di Moltheni in dvd, con le gambe appese alla chaise longue ed una bottigliona di acqua gelata a fianco. Non è come stare di fronte a lui dal vivo, ma ci si ritrova stampato sul viso lo stesso sguardo estasiato.

8. Il film Motel Woodstock, Ang Lee 2009.
Devo ancora finirlo, ma è un film davvero da estate, con tutta quella musica hippie e quei campi di grano così americani, così lontani da qui...

9. I sorrisi di Leonardo e Marcellino. Le loro manine appiccicose di pizza spappolata dovunque.

10. Ultime, ma forse prime.
Le carezze della nonna di nick sul suo viso, lente e così amorevoli.

bazzicano da queste parti:

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