in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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domenica 23 giugno 2013

La sposa turca, ovvero Vatti a fidare delle apparenze.

di Fatih Akin
Con Birol Ünel
Sibel Kekrilli
Germania 2004


Non so, l’avevo sempre snobbato. Negli ultimi anni questi film dai titoli così pretenziosi mi sanno tanto di cineforum radical chic, film che quando ci casco mi deprimono in maniera incredibile, nel loro sfoggio di cultura multietnica, di politically correct, di “quanto sono intellettuale mentre vedo questi film sconosciuti e impegnati mentre la massa si accontenta di Di Caprio”.
La pellicola (tedesca) è ormai vecchiotta, del 2004, si vede che questi ragionamenti li faccio ormai da parecchio tempo.
Però su quest’opera di Fatih Akın mi bagliavo.
Sarà che me lo sono gustato particolarmente, mai pensavo durante il tardo pomeriggio di un sabato qualunque di riuscire a ritagliarmi due ore tutte per me, solo per me.
Sarà che il resto della giornata è stato un tour tutt’altro che esaltante tra centri analisi e pronto soccorso, e un dvd con bottiglia di acqua ghiacciata ai piedi del divano mi è parso il non plus ultra.
Sarà tutto, ma il film merita, è una favola parecchio punk, con una colonna sonora strepitosa (Birthday Party, Depeche Mode, Sisters of Mercy), che mi ha fatto riassaporare le atmosfere magnifiche di Istanbul (decadenza, aromi forti, terrazze di alberghetti decrepiti a picco sul porto, ululati dei muezzin a tutte le ore), piena zeppa di passione, riflessioni sulla vita che è il matematico frutto delle nostre scelte (vedi i titoli di coda a suon di "Life's What You Make It"), e non ce la possiamo prendere con nessuno se non con noi stessi.
L’interprete maschile è il fenomenale cuoco che ho potuto ammirare in Soul Kitchen, non so se ricordate, ha una faccia bellissima e tanto triste. Lei possiede un fascino obliquo, elegante.
Insieme sono perfetti. Perfetti tra loro e per il ruolo che interpretano. All’inizio li detesti e poi nasce un’umana comprensione per le loro storie, e capisci che non c’erano altre vie d’uscita, che doveva essere così, e che tutti i tasselli hanno un senso, il senso che molti di noi si sforzano di dare alla propria esistenza, e che molti altri non sanno nemmeno cosa sia, nè si pongono il problema di indagare.
Il tema del vero amore, che lo riconosci perchè ti fa stare meglio e ti fa diventare una persona più consapevole, mi sta particolarmente a cuore quando è affrontato in maniera così diretta.
Il titolo originale, “Contro il muro”, era molto più veritiero e onesto.
Forse, con un titolo così, avrei già apprezzato il film nel 2004.
O forse il momento giusto era per me l’estate del 2013: libri e film quasi sempre ci chiamano, come sirene impertinenti, e a quel punto dobbiamo lasciarci andare.



sabato 19 gennaio 2013

esistenzialismo e mandorle.


Stanotte in sogno ho parlato di esistenzialismo 
con il mio prof di lettere del liceo.

La neve sta iniziando a farsi più solida. 

Sono molto raffreddata, 
e il raffreddore mi ha portato a vedere 
due ore e quaranta di Bergman - 
lo sapevo che Bergman era il passo successivo 
al periodo bergmaniano di Woody Allen.

La pizza ormai mi piace solo bianca. 

Le mandorle hanno sostituito, 
nella mia vita, il ruolo delle patatine 
prima di cena. 

Ieri sera ho potuto constatare 
che Anthony Hopkins è un pessimo regista.

 (foto di gilbert garcin)



 

giovedì 29 novembre 2012

Edwad Weston a Modena.


Edward Weston
Una retrospettiva 
14 settembre - 9 dicembre 2012 
Ex Ospedale Sant’Agostino
Largo Porta Sant'Agostino, 228
41121 Modena, Italia
Se ne avete la possibilità, recatevi a Modena per questa mostra.
Avrete la possibilità di rivedere, o scoprire se non ci siete mai stati, una città favolosa. Poi ammirare l'opera di Weston: riempirvi gli occhi di bellezza. 
E infine apprezzare quando funzioni bene l'ex ospedale cittadino riadattato a spazio espositivo. Discreto, bianco, le stanze come tante piccole camerette di monaci, e gli stanzoni più grandi, luminosi, lindi senza essere opprimenti come sono certi musei. Tutto sa di pulizia, di luce, di cose buone. Il custode, gentilissimo, ci ha poi fatto visitare l'antico speziario, in pratica la farmacia di un tempo, un posto incredibile nella sua raccolta bellezza.

Da Weston si torna a casa arricchiti perchè era un uomo complesso, sfaccettato, appassionato, coraggioso, instancabile.
Queste sono i miei scatti al museo:

Nick catalizzato

gli scritti del fotografo sono illuminanti





sulla soglia dell'ex ospedale




E questa è la città attraverso i miei occhi:




   

 





sosta finale al Museo Ferrari, per ovvi motivi (catalogo impaginato da me)

Ancora la città, filtrata da Lomora:







Ultimi scatti, stavolta con Hipstamatic:



tortellini e lambrusco da Enzo






E grazie alla mia collega di Skira, 
che facendomi conoscere questo libro 
mi ha fatto venire voglia di andare sul posto.


lunedì 18 giugno 2012

racconto fotografico del primo Zelda was a party!


Con estremo ritardo, ecco il mio racconto fotografico del bellissimo sabato trascorso alla Santeria, in zona Lambrate, Milano, al primo 

Zelda was a Party

organizzato dalla nostra Camilla, di Zelda was a writer.
Camilla non ha bisogno di presentazioni, qua in molti la seguono da tempo, 
eppure in molti dovevamo, come dire, "presentarci", perchè dal vivo è tutta un'altra storia, e lei ha avuto la delicatezza di organizzare un pomeriggio di una semplicità disarmante, eppure perfetto in ogni sfumatura, in  ogni sorriso, in ogni abbraccio. Ed è stato tutto così emozionante, reale, dolce, come un biscotto appena sfornato, come una festa di compleanno tra amici di vecchia data, come una canzone che non ti stanchi mai di ascoltare.
Ho conosciuto persone talmente alla mano e piene di idee, di sogni, da desiderare che questa sia solo la prima di una lunga serie di giornate così, da srotolare in questi anni milanesi a venire.
Ho incontrato per la prima volta Camilla stessa, ed è stato davvero un flash, ci eravamo promesse una salda stretta di mano e ci siamo ritrovate ad abbracciarci forte, tutte sudate perchè si sa, siamo entrambe dei tipi "emotivi"!
Grazie a tutti per un pomeriggio che ho sentito molto "mio", 
profumato di glicine e di sole.























bazzicano da queste parti:

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