in due parole, tanto per non farla lunga.

La mia foto
Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.
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lunedì 21 gennaio 2013

Inception: esperimento n° 1.


Ho deciso di fare alcuni esperimenti - io, la mia testa e tirando dentro pure Nick - ispirandomi liberamente al film Inception.
Ieri sera entrambi abbiamo visualizzato intensamente Parigi, per vedere se riuscivamo a sognarla.

Risultato

Lui ha sognato Parigi.
Una Parigi in bianco e nero, misteriosa, perchè frammista alla visione serale di Ombre e nebbia (Allen 1991).

Io ho sognato di essere in un locale in un posto molto caldo, dove tutti erano vestiti con jeans tagliati e bikini e canottiere, e parlavano americano, si bevevano bicchieroni col ghiaccio e io dicevo a un tizio: "Strano, mi ero programmata di sognare Parigi, ma questa mi pare la California".

Speriamo nella prossima volta.

Dovrò concentrarmi di più e procurarmi una trottola.


sabato 19 gennaio 2013

esistenzialismo e mandorle.


Stanotte in sogno ho parlato di esistenzialismo 
con il mio prof di lettere del liceo.

La neve sta iniziando a farsi più solida. 

Sono molto raffreddata, 
e il raffreddore mi ha portato a vedere 
due ore e quaranta di Bergman - 
lo sapevo che Bergman era il passo successivo 
al periodo bergmaniano di Woody Allen.

La pizza ormai mi piace solo bianca. 

Le mandorle hanno sostituito, 
nella mia vita, il ruolo delle patatine 
prima di cena. 

Ieri sera ho potuto constatare 
che Anthony Hopkins è un pessimo regista.

 (foto di gilbert garcin)



 

lunedì 5 novembre 2012

Intervista a Margherita.

Nel giugno 2011 ho avuto la fortunata idea di stendere questa intervista per i miei amici blogger. Da quel momento, ogni volta che qualcuno di voi risponde a questo post regalandomi un pezzettino di sè, per me diventa una bellissima giornata. Quindi, se siete capitati qui per caso o ci venite abitualmente, se vi va, se la cosa vi piace, vi invito a raccontare i fatti vostri attraverso le mie domande.

Oggi mi va di presentarvi Margherita.




nome
Margherita
nome del suo blog
di cosa parla
di cinema, di libri
come l'ho conosciuta
a zonzo nella rete


intervista


  Hai un soprannome? E se sì, ci racconti come è nato?
Non ho un soprannome specifico ma nessuno mi chiama mai Margherita per intero; posso essere Marghe, Marghi, Gheri, Margot, Maggie, Marghez, Marghe'50 ma mai Margherita!

Come è iniziato il tuo blog?

Ho iniziato a dicembre 2010, qualche mese dopo la laurea magistrale, un po' per passare il tempo in una fase di horror vacui da post laurea, un po' perché avevo voglia di uno spazio tutto mio in cui riversare le mie passioni e condividerle in rete.

Da piccolo cosa volevi diventare?
Un'insegnante. Passavo ore a giocare alla maestra rivolgendomi ad un pubblico di alunni immaginario. Non lo sono diventata ma ancora oggi mi piace correggere, bacchettare, criticare, dare voti mentali, fare recensioni di ogni forma di vita, assegnare pagelle a cose che amo o odio!

Se potessi essere il protagonista di un film, chi saresti?
Mmm, difficile dirlo e scegliere un solo film. Così di getto mi viene da dire Annie Hall di “Io e Annie” per poter stare con il mio amato Woody Allen e farmi dirigere da lui. Adoro follemente quel genietto occhialuto e misantropo!

Cosa fa di un giorno come tutti gli altri un giorno di vacanza?
Cose semplicissime, un tipo di evasione molto basic ma fondamentale per me: fare shopping e incetta di anelli, bracciali e collane low cost, preferibilmente da H&M, con una cara amica, cenare in una trattoria tipica siciliana con pochi amici ma buoni, andare al cinema con il mio ragazzo a vedere un film speciale.

La mansione che ti piace di più svolgere al lavoro.
Al momento sono alla ricerca di lavoro ma quando lavoravo nella redazione di una rivista mensile adoravo fare l'editing dei testi e la correzione di bozze. Amando molto scrivere mi piace molto anche lavorare sulla scrittura e tentare di perfezionarla.

Qual è la musica che ti fa ballare?
Odio ballare, sono disarmonica e goffa! Però adoro i R.E.M. e spesso improvviso balletti domestici sui loro pezzi (quando ascolto What's the Frequency, Kenneth? per esempio, tento scandalosamente di imitare le movenze di Michael Stipe!)

Una cosa che da piccolo ti faceva tantissima paura.
Una cosa assurda e insolita, vista al tg e in un film televisivo nei primi anni '90, ricordo che rimasi sconvolta e impaurita (più che con il pagliaccio di IT): il polmone d'acciaio, una sorta di enorme tubo terapeutico da cui fuoriusciva solo la testa del paziente. Sono stata sempre paranoica e ipocondriaca e le mie paure si sono quasi sempre incanalate in ambiti sanitari e medico-scientifici!

Quello che più ti terrorizza ora che sei grande.
Vedi ultima riga sopra!.

Il libro che regaleresti al tuo migliore amico.
Penso uno di Roth come “Ho sposato un comunista” o “Sostiene Pereira” di Tabucchi o “Libertà” di Franzen. Nel dubbio prenderei un classico di Dickens!

Sei un nerd?
Tendenzialmente sì. Sono imbranata, con poco senso pratico, non so guidare bene, non ho senso dell'orientamento, non faccio sport, sono poco socievole, vedo più film che gente, leggo molti libri chiusa in camera, uso collant colorati e accessori molto poco sexy...Ma non sono brava con la matematica e le tecnologie, sono più una nerd umanista!

Qual è lo sport che ti sei rassegnato a fare per far finta di non essere un nerd?
Come già detto, non pratico nessuno sport. Odio gli sport, odio faticare e sudare, odio le palestre e i palestrati, odio chi va a correre, odio l'abbigliamento sportivo. Sono per i divani, le coperte, le tisane calde e per il bradipismo!

Se tu fossi un pittore, che cosa raffigurerebbero le tue tele?
Donne di fine ottocento con abiti pomposi, ombrellini, velette e libri sotto braccio, qualcosa alla Renoir.

Twin Peaks: quale era il tuo personaggio preferito 
(non per forza quello in cui identificarsi)?
Sono un'amante delle serie tv ma non ho mai visto Twin Peaks e il motivo è perché non amo Lynch, mi disturba e mi stranisce come pochi. Mulholland Drive mi ha fatto venire un senso di inquietudine davvero troppo fastidioso.

Come sei vestito in questo momento? E, se potessi scegliere, cosa indosseresti per tutta la vita?

Adesso indosso una camicetta bianca a pois neri con sopra una giacchina nera di cotone, jeans skinny e pantofole perché sono in casa, ma prima avevo delle ballerine nere!
Se potessi scegliere indosserei sempre abitini dal gusto bon ton e retrò, con colletti alla Peter Pan, meglio se con fantasie a pois o a fiocchi.

Il cibo di cui non riesci a fare proprio a meno.
Le verdure. Toglietemi tutto ma non il mio minestrone con il riso!

Il difetto che più ti fa impazzire nella persona amata.

Il fatto che lui è iperattivo, dinamico, amante delle escursioni, del trekking e di ogni forma di attività motoria e io una pantofolaia incallita che lui vorrebbe tentare di spronare.

Descrivi cos'è, per te, un momento di felicità perfetta.

Un momento in cui percepisco come un senso di bellezza, che sia vedendo un film, leggendo un libro, facendomi una risata, mangiando qualcosa, cogliendo uno sguardo, ascoltando una frase. Ho provato un momento di felicità perfetta anche quando sono entrata per la prima volta da Primark a Londra.

Stai detestandomi per questa rottura di palle dell'intervista? Ti starò ancora simpatica o hai capito solo adesso quanto posso essere rompicoglioni?
Non è che tu sia rompicoglioni, è che stai facendo domande troppo difficili ahahah! Ad ogni modo ti ringrazio per avermi coinvolta e mi stai simpatica già solo per questo!

I bambini, sono di sinistra?
Non lo so. So solo che quelli a cui facevo ripetizioni non sapevano distinguere la destra dalla sinistra.


Ci accomuna il grande amore per Woody Allen del quale ci troviamo spesso a commentare le eroiche gesta. Ma in genere trovo che siamo spesso in sintonia, con un nostro modo pigro e nerd di vedere la vita. Non so davvero come faccia a reggere i ritmi frenetici di un fidanzato sportivone, ma l'importante è che lui trovi sempre il tempo per portare questa intelligente, goffa, adorabile ragazza al cinema, per regalarci regolarmente tante nuove perle di post.

Vi auguro un tranquillo, dolce lunedì sera, o magari emozionante e indimenticabile, perchè anche i lunedì possono esserlo, no? Mica è vietato!
 

domenica 23 settembre 2012

Woody Allen: a documentary.


Woody Allen: a documentary 
Robert Weide
USA, 2012 

Potete vivere anche senza andare al cinema a vederlo,
e se conoscete bene Woody non vi dirà poi molto di nuovo.
Qualche chicca, su come ad esempio il regista mediti sui miliardi di idee appuntati su bloc notes gialli - e su come selezionarle/montarle/abbinarle per dar vita a un nuovo film; o su come Diane Keaton le tentasse tutte per farlo innamorare, o ancora su come si imbarazzasse, all'inizio, nel salire sul palco, in teatro, per srotolare perle di comicità come caramelle. 


Un Albert Camus in chiave comica, viene detto a un certo punto: c'è modo più intelligente di affrontare le grandi questioni universali, di un esistenzialista che sa far ridere, dico io?
Potevamo fare anche senza, certo.
Ma volete mettere farsi venire - per l'ennesima volta - la voglia irrefrenabile di rivederli tutti, i suoi capolavori?
Per l'ennesimo autunno?
Perchè non c'è autunno che si rispetti senza plaid e film di Allen.
Perchè è elettrizzante uscire dal cinema, di domenica pomeriggio, con quel cielo grigio piombo e l'aria più freddina, e andare verso casa, abbracciati, per preparare un the caldo, se ci si è appena - di nuovo - come sempre - innamorati del suo modo di vedere il mondo e di quanto sia meravigliosamente intensa e straordinaria la vita.

“Qual è la mia posizione nei confronti della morte? 
Sempre la stessa: sono assolutamente contrario!”
 

lunedì 5 dicembre 2011

woody allen, che ci ricorda l'importanza della magia nella vita quotidiana.





In questi giorni di lavoro prenatalizio abbastanza disumano, disorganizzato e privo di ogni logica, questi giorni di mal di gola, occhi affaticati e cervicali chine sul mac, sogno di piombare come per magia in un film di Woody.
Perchè l'epoca preferita di Woody Allen, ho scoperto, coincide con la mia.
Perchè fin da piccola ho sempre sognato una Parigi elegantemente retrò. Sin dal liceo avrei dato tutti i vantaggi della vita moderna per una notte di follie in giro per la città con Hemingway.
E non sapete quanto bisogno ne avrei ora, di poesia, di profumi, di abitini svolazzanti e di carta stampata un pò chiazzata di vino rosso e tabacco. Cose così. Cose che le mille letture fatte negli anni ci hanno fatto mitizzare, ma io appartengo a quella razza lì, quella del sogno della baguette sotto al braccio e dei mercatini di libri usati. Quella che si porterebbe il protagonista del film a zonzo tutta la notte e scanserebbe annoiata, e pure con un pò di disprezzo, il viscido amico della fidanzata.
Mi spiace solo che Henry Miller sia stato solo nominato, nel film, perchè era un soggetto interessante da osservare, dal punto di vista di Woody, o forse perchè è il primo della lista, per me, da contattare nel caso di un eventuale viaggio nello spazio: Fitzgerald, Ernest, Picasso, Dalì, che colossi: ma Henry ce l'ho nel cuore.


Ancora una volta, sulle pagine di questo tecnologico blog (che però se vi concentrate bene, un pò profuma di beaujolais!)... Ancora una volta, Grazie Woody.

lunedì 19 settembre 2011

Tutti dicono...




Ogni tanto una commedia me la vedo.
Non proprio tutti i giorni, ma ogni tanto ne sento il bisogno.
Bisogna prepararsi adeguatamente, però, per assistere alla visione di commedie come "Le amiche della sposa".
Il 2011 non è ancora terminato, ma sono certa che questo verrà da me eletto come film peggiore dell'anno.
Volgare, pietoso, per nulla divertente, per lo più imbarazzante. Attrici con espressioni più che mai antipatiche, dialoghi ottusi, non me la sento davvero di risparmiare nessun aspetto di questo film. La volgarità, in assoluto, la totale assenza di ironia, ed il piattume generale dei personaggi, mi hanno scioccata. Le donne ne escono malissimo, da questo film. Il mio non è soltanto un discorso moralista (perchè immagino che siate già pronti a tacciarmi di questo!) ma dai, anche sul piano estetico! Serie C, o per meglio dire D! Non c'è nulla di poetico in nessun angolino della pellicola, è tutta un'esaltazione del condurre esistenze mediocri... e vissero mediocri e contenti...

Per fortuna che poi a questo mondo esiste Woody Allen!
Ci siamo rinfrancati cuore e spirito con "Tutti dicono I Love You", mi vergogno ad ammettere che un gioiellino simile mi mancava, o forse lo avevo visto troppi anni fa, ed era rintanato in qualche cantuccio caldo e colorato della mia memoria.
Che gioia, che esplosione di humor, di delicatezza, di armonia fra i vari "capitoli" del film e le vite dei protagonisti. Lo eleggo ad uno dei migliori della sua splendente carriera. Mi ha lasciato un gran sorriso stampato sul viso, e poi una gran voglia di ballare e trasformare il mio salotto nello scenario di un musical newyorkese.

Per fortuna che esiste Woody!

giovedì 9 giugno 2011

passi inevitabili.



Io comunque lo so, che il prossimo inevitabile passo sarà quello di comprarmi un paio di occhiali così...
Non fosse altro che il mio background culturale lo reclama...
Tutto in me lo reclama...
E a volte il desiderio di buttare via per sempre le lenti a contatto è forte...
Poi però, ogni volta, quella bimba timida delle medie, che nascondeva gli occhialini rossi nella tasca del grembiule, si fa sentire con la sua vocetta stridula...

Avrei soltanto una domanda da sottoporvi: è più grosso, il naso di Woody, del mio, vero????????????????? :)

venerdì 10 dicembre 2010

Woody Allen.


Ogni volta che esce un suo nuovo film per me è un piccolo evento, anche adesso che non vado più al cinema tutte le settimane come in passato.
Ho riflettuto con la mia amica sul senso di incompiuto che ci ha lasciato questa pellicola, e sulla sottile insinuante angoscia (vedi alla voce tradimenti, delusioni, rimpianti...)
"Basta che funzioni" era un gioiellino perfetto in ogni sua sfaccettatura, era davvero esilarante, profondo, comico, tenero, una summa del Woody-pensiero.
Questo nuovo film a mio avviso funziona molto meno, anche se è godibilissimo ed è una gioia per gli occhi, con tutti quei localini ritagliati negli angoli di Londra, quelle viste mozzafiato sulla città, quelle stanze così piene di libri e bicchieri di whisly appoggiati qua e là; Naomi Watts è luminosa, così essenziale e semplice, è lei la vera diva del film, a mio avviso.
I personaggi, comunque, sia maschili che femminili, ne escono tutti davvero a pezzi, fatti a polpettine, rimescolati come cocktail e frullati nel turbinio degli eventi al punto tale da innervosire lo spettatore che si aspetta un finale più decisivo, quando è palese che il regista vuole invece ottenere proprio questo effetto di caos e di perdita di senso. Se non fosse che amo la sua filosofia nichilista, ne sarei uscita delusa, proprio per via del paragone con le pellicole precedenti, ma sono felice come una bimba piccola ogni volta che esco dalla sala dopo aver visto Allen, e gli voglio davvero bene! Quindi ve lo consiglio sempre e comunque, perchè a me fa bene allo spirito, mi fa venire voglia di amare la vita e godere di ogni momento, pare un controsenso ma è così.. é la Woody-terapia!!!!

bazzicano da queste parti:

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