in due parole, tanto per non farla lunga.

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Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.

giovedì 22 marzo 2012

MIlano, città e spettacolo, conferenza del 20 marzo 2012.


Due giorni fa sono stata ad una lezione all'università Cattolica. Il tema era la città di Milano e il mondo dello spettacolo, in particolar modo cinema e teatro; una lezione strettamente collegata al volume di AIM per il quale ho curato il progetto grafico nel 2011, e del quale ho già avuto modo di parlare qui.
L'aspetto negativo della cosa è stato il fastidio che ho provato nei confronti degli studenti. So di diventare intollerante con il passare degli anni, e so che sono tempi durissimi per tutti ma in particolar modo per i ventenni, che non riescono ad immaginarsi un futuro lavorativo e non hanno punti fermi ai quali appigliarsi. Ma ho osservato per tutto il tempo facce spente, annoiate, e mi è dispiaciuto. Non sto parlando di tutti, non avrebbe senso generalizzare, ma l'atmosfera era quella, e so di essere ingenua ma, lì per lì, non ci potevo credere! Spero sia stato solo un caso.
Il lato positivo è che la lezione era interessantissima e me la sono proprio gustata, soprattutto l'intervento di Antonio Calbi, l'autore del libro, con il quale ho lavorato a stretto contatto per mesi, ma sentirlo parlare ad un pubblico è una cosa completamente diversa, e credo che sarebbe davvero un buon professore.
Calbi è il direttore del settore spettacolo, moda e design del comune di Milano. Il suo grande amore è il teatro, e i concetti che ha esposto ai ragazzi nel raccontare quest'arte meravigliosa che è la recitazione mi hanno fatto riflettere.
Provo a elencarli:

- Osservare quello che si svolge sul palco ci aiuta a capire meglio noi stessi; è la vita che osserva la rappresentazione della vita.
Non riesco a percepire bene me stesso finchè non vedo la mia stessa vita rappresentata su di un palco: ad andare in scena è la società in cui siamo, e questa simbiosi ci serve per analizzarla.

- Il palco funge così da luogo delle passioni e delle azioni degli esseri umani. Anche ai giorni d'oggi, gli uomini rinunciano volentieri a tante cose, ma continuano ad avere bisogno di confrontarsi con storie ed attori (naturalmente questo discorso funziona ancora meglio se applicato al cinema, secondo me); al di là delle necessità primarie, abbiamo bisogno di assistere a uno spettacolo teatrale o alla proiezione di un film per nutrirci ad un livello profondo, ed è per questo che gli attori sono ancora così importanti agli occhi di noi "comuni mortali", oggi come tanti anni fa.

- Nel confronto fra Roma e Milano, non è detto che sia per forza Roma ad uscirne vincente, in quanto città del cinema, così scenica, fastosa, ma anche così dispersiva. Milano è a suo modo importante: è raccolta, per sua natura, ed il fatto che sia la capitale del design ci fa portare l'attenzione ad un certo senso molto sviluppato di ciò che è giusto e funzionale, cioè della bellezza che si sposa sempre ad un contenuto di spessore. Provate a riflettere su quanto si possa adattare bene questa tipicità milanese anche al mondo dello spettacolo.
Il grande Edoardo amava debuttare a Milano perchè diceva che se il suo spettacolo lì funzionava, sarebbe stato un grande successo ovunque.

- Trent'anni di dominio indiscusso da parte delle televisioni hanno lacerato profondamente la bellezza di cui stiamo parlando. Ed è vero che il teatro ed il cinema milanesi potevano fare molto di più: potevano affrontare i temi della politica e della mafia, e non l'hanno fatto.

- La critica maggiore che si può muovere al mondo del teatro milanese ed in genere italiano è quello di continuare ad essere troppo provinciale. Fatica a gemellarsi, a confrontarsi con l'estero, è questa è una grave mancanza. Strehler, Goldoni, e poi...????
...è come una macchina perfetta e scintillante che resta chiusa in garage.

Se vi interessa approfondire questo argomento, il nostro libro vi piacerà.
La lezione-conferenza è stata molto utile, personalmente, anche per scoprire alcuni professori davvero validi come Bernardi (storia del teatro) e Mosconi (storia del cinema), pieni di rabbia costruttiva e di passione, e questo mi ha dato un pò di speranza.

(nella foto, il mio banco e miei appunti)

2 commenti:

aa ha detto...

ah, che bello ogni tanto tornare sui banchi, vero? grazie per questo delizioso spaccato e per gli appunti stimolanti che hai riportato.

aa

pa ha detto...

ho provato a scrivere un post serio... grazie aa. secondo te è accettabile???

bazzicano da queste parti:

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