in due parole, tanto per non farla lunga.

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Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.

martedì 20 marzo 2012

One Day, chiusura del cerchio.


Solo per la cronaca, e per completare questo discorso qua.
Ho letto in pochi giorni il libro "Un giorno".
Dal punto di vista stilistico, speravo in qualcosa di più.
Nicholls è bravino ma insipido; 
è davvero esagerato paragonarlo a Nick Hornby o altri grandi nomi. 
La sua scrittura a mio avviso manca di carattere, 
è gradevole e aggraziata e fila via veloce, ma tutto qua.
Dal punto di vista del rapporto con il film, 
approfondisce tutto ma non dice di più.
Potrebbe quindi bastare o l'una o l'altra cosa, 
a seconda delle vostra predisposizione.
La storia, lo ripeto, mi ha toccata da vicino,
i due personaggi li ho sentiti davvero familiari.
Però non ho pianto per il film, nè per il libro.
Da una trama del genere ci si aspetta come minimo 
uno sconvolgimento emotivo di spessore.
Forse bastava farlo coincidere con la sindrome premestruale,
chi lo sa. Ad ogni modo è andata. 
Ho sognato e sospirato a dovere, e non mi è spiaciuto.
Posso tornare a Hemingway.

1 commento:

Margherita Ciacera ha detto...

sono d'accordo con te, è un romanzo piacevole, scorrevolissimo, con personaggi in cui è facile identificarsi (io mi sono sentita Emma tutto il tempo!) ma dal punto di vista dello stile di scrittura non è nulla di straordinario!

bazzicano da queste parti:

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