in due parole, tanto per non farla lunga.

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Grafica milanese. Ossessionata, ossessiva, ossessionante (vedi alla voce figlia e madre e moglie, decisamente ossessionante). In un'altra vita volevo essere una di quelle tizie che vanno in giro a scoprire le nuove tendenze, si dice così? Come si porta l'orlo dei jeans e come ci si trucca per avere un aspetto vissuto ma etereo, cose di questo tipo. Nel frattempo cerco di fare poche cose ma discretamente bene. Non mi sono comprata l'impastatrice, per intenderci. E sono di quelle convinte che l'arte ci salverà la vita. Sempre se non ci prenderemo troppo sul serio, però.

domenica 5 febbraio 2012

Milk, di Gus Van Sant.


  
 

Per noi nerd il brutto tempo non è poi un gran problema.
Tanto ci piace, stare rintanati in casa a vedere film e a leggere.
A dire la verità ho anche cucinato cose buone, molto buone - per la cronaca.
Ieri pomeriggio, però, con quel pò di febbre che non guasta mai,
la cosa migliore che potevo fare era rivedere Milk
che avevo già visto al cinema nel 2008.

Tra i lavori di Gus Van Sant non saprei scegliere fra Milk, Paranoid Park e Elephant; ma sono assolutamente certa che questo è il capolavoro di Sean Penn,
l'opera in cui l'attore tocca la sua personale vetta di bravura (e di bellezza).
Resto ogni volta pervasa da profonda ammirazione per lo studio del personaggio,
oltre che per il personaggio in sè, che è stato un vero eroe dei nostri tempi, e nel 2012 mi sembra così assurdo pensare che negli anni settanta la vita fosse così dura per gli omosessuali d'America. Ok, gli Stati Uniti sono sempre stati un paese bigotto, ma immaginare tutto quell'odio fa paura, e stupore. Mi rendo però conto che ad oggi siamo ancora molto indietro nella lotta dei diritti civili dei gay: sono così in tanti, così "chiassosi", e così presenti all'interno del mondo dello spettacolo, della moda, dell'arte, da farci a volte scordare che, legalmente, questa minoranza (ma quale minoranza? sono tantissimi!!!) ha ancora parecchia strada da percorrere per farsi valere, e tutto dipende da noi, dalla nostra ignoranza, dalle nostre ottuse paure. La religione ha molte, troppe colpe in merito.
La perseveranza, la lotta gentile, misurata ma ferma, di Harvey, fanno sussultare e commuovere chiunque non sia del tutto indifferente alla causa, chiunque come me trovi semplicemente assurdo impicciarsi dei fatti di letto di chicchessia, come se avesse importanza chi fa cosa e con chi. Importante è la serietà dell'impegno preso con la propria gente. Importante è il mettersi totalmente in gioco per una causa, con onestà intellettuale e sprezzo del pericolo. Un personaggio talmente bello da sembrare finto. Da sembrare frutto della fantasia!

Sean Penn è meraviglioso: delicato, nobile, ironico, dolce; straripante, da primadonna che è, lui stesso innamorato della figura che sta interpretando. Ed è contornato da attori validissimi: un James Franco adorabile, un Josh Brolin assolutamente convincente e identico all'originale; ho amato particolarmente  Emile Hirsch (è l'inteprete di Into the wild, qui irriconoscibile).
Il film non presenta un attimo di noia; e se è noto che Van Sant sia assolutamente un pò troppo monotematico (che poi non è vero, perchè i temi dei suoi film sono molteplici, a ben scavare), trovo che in questa pellicola abbia saputo descrivere benissimo a tutti noi, universalmente, una poetica di massimo rilievo: l'ingresso nell'età adulta, quando finalmente ci si accetta, ci si ama senza più paranoie.
E si vuole solo essere ciò che si è, senza forzature da parte di nessuno, con gioia.
Siamo stati un pò tutti ragazzini pieni di rabbia con grossi occhialoni - tornando al personaggio interpretato da Emile Hirsch, che mi ha commosso.
E prendere in mano la propria vita, con passione, impegnandosi in qualcosa che vada oltre il nostro piccolo orticello, è solitamente l'unica cosa che davvero funzioni.



4 commenti:

Marco Goi (Cannibal Kid) ha detto...

non è il mio van sant preferito, mi sembra che a livello registico qui si sia tenuto un po' troppo a freno, però la storia è molto bella.
il suo capolavoro per me è elephant, però adoro anche da morire!

Marta Silenzi ha detto...

Post magnifico.

pa ha detto...

sì, credo che a livello registico elephant sia superiore, ma la storia di milk è talmente bella e coinvolgente...

marta sei sempre troppo gentile, ho scritto molto ieri ma avevo molti dubbi sul risultato della faccenda, invece ho attirato l'attenzione tua (di cui mi fido ciecamente) e di cannibal, il mio pusher di film...

Garba ha detto...

Sean Penn apre la testa a tutti, sempre.

bazzicano da queste parti:

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